Nascerà la centrale elettrica a carbone

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 14-05-2009

E’ arrivato l’ok del Senato e per il Sulcis è una decisione storica: vicino al bacino carboniero nascerà il primo impianto di produzione di energia elettrica da carbone con emissioni “zero” di anidride carbonica. La “co2” catturata verrà confinata nel sottosuolo limitando così al massimo l’emissione di gas-serra nell’atmosfera. Ma, soprattutto, la decisione assunta ieri dal Senato rappresenta una boccata d’ossigeno per tutto il comparto industriale: i costi dell’energia verranno abbattuti e saranno salvi i posti di lavoro dell’ultima miniera di carbone in funzione, quella della Carbosulcis.

L’impianto non sarà una delle dodici centrali che l’Unione Europea intende finanziare. Il Sulcis si era candidato ad ospitarne una. Poco male: si farà ugualmente. Sarà un impianto dimostrativo italiano che secondo le prime stime potrebbe costare almeno un miliardo di euro, avere una potenza di circa 300 megawatt e utilizzare almeno 400 mila tonnellate di carbone Sulcis. Tutto ciò per il territorio ha il sapore comunque della grande svolta. A scrivere la prima pagina è stato ieri il Senato: approvando il disegno di legge sulle “Disposizioni in materia di sviluppo delle imprese e in materia di energia” ha anche concesso il nulla osta all’emendamento riguardante l’impianto da costruire nel Sulcis. Piergiorgio Massidda, senatore del Pdl che ieri al Senato ha seguito l’approvazione del disegno di legge 1195, si è dichiarato «entusiasta per un risultato che dimostra grande apertura del Governo nei confronti della Sardegna e della crisi dell’industria sarda e sulcitana, questo è soltanto il primo passo ma contiamo di licenziare completamente la legge nelle prossime settimane».

Non si parte da zero. È lo stesso senatore Massidda a ricordare che «nel Sulcis gli studi in proposito sono molto avanzati, sarà necessario nei prossimi mesi stabilire i dettagli di questa operazione storica». In effetti già la Sotacarbo, nel suo centro ricerche nella Grande Miniera di Serbariu, a Carbonia, è riuscita ad ottenere importante risultato: produrre energia elettrica dall’idrogeno estratto dal carbone. Quello però che nasce nel Sulcis sarà un impianto che funzionerà in base ad un altro ciclo. Esemplificando al massimo: il carbone viene bruciato ottenendo energia elettrica pulita, si trattiene lo zolfo, quindi si cattura l’anidride carbonica che viene confinata nel sottosuolo dove non mancano certo giacimenti minerari in cui stoccarlo. Tra l’altro, la sperimentazione consiste nel “sequestrare” l’anidride carbonica e nel ricavare metano.

«Il nulla osta del Senato – spiega Mario Porcu, presidente della Sotacarbo – apre scenari straordinari, noi abbiamo già una piattaforma sperimentale in grado di ricavare energia elettrica dal carbone, questa peraltro è l’unica zona dove esistano le condizioni ideali per realizzare la centrale dimostrativa». Anche per il sindaco di Carbonia Tore Cherchi la decisione del Senato «è un ottimo punto di partenza».

Non sarà una centrale targata “Unione europea”, ma a questo punto ha poca importanza. «Sarà il primo impianto dimostrativo italiano – spiega Giuseppe Deriu, direttore della Carbosulcis – da cui ci attenderemo gradi risultati non fosse altro perchè siamo stati fra i primi a sponsorizzare questa idea». Per il direttore della miniera, inoltre, è «prematuro capire quanta potenza avrà la centrale ma di sicuro assorbirà una grossa quantità di carbone». Questo consentirebbe alla Carbosulcis di estrarre altre 400 mila tonnellate di carbone all’anno (oltre alle 300 mila che vende all’Enel). Ma ciò che più conta è che l’energia pulita prodotta verrebbe venduta alle imprese del polo industriale.

Fonte: Unionesarda

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Sulcis, la rabbia dei ventimila “Il territorio non chiuderà”

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 14-03-2009

Un’intera città “chiusa per sciopero” ha accolto 20 mila persone (15mila per la Questura) che hanno manifestato per le vie di Carbonia, esprimendo la solidarietà ai 900 lavoratori dell’Eurallumina che “non si chiude”, come è stato scandito lungo il corteo. Nel giorno dello sciopero generale di 24 ore di tutto il Sulcis-Iglesiente, indetto da Cgil, Cisl e Uil, il segnale che è arrivato da piazza Roma, dove si è chiusa la manifestazione, è quello di un malessere diffuso che non riguarda solo l’industria in senso stretto. Ecco perché accanto agli operai delle fabbriche in crisi – Eurallumina, Portovesme Srl, Alcoa e Rockwool – sono scesi in piazza anche i lavoratori della Carbosulcis, delle imprese d’appalto, i commercianti che hanno abbassato le saracinesche, gli agricoltori con trattori e bandiere della Coldiretti e semplici cittadini: tutti a chiedere un nuovo modello di sviluppo per il territorio.

APPELLO ALLA REGIONE E AL GOVERNO. Cgil, Cisl e Uil inizieranno dalla prossima settimana il pressing sulla Giunta regionale perché intervenga con misure straordinarie a sostegno del lavoro e per maggiori tutele sociali da inserire nella Finanziaria 2009. Dal canto loro i 23 sindaci della provincia si preparano a una nuova “missione” a Roma. “Questa non è una giornata di lotta di disperati – ha detto nel comizio finale il portavoce Salvatore Cherchi, sindaco di Carbonia – ma vogliamo evitare che la crisi si scarichi sul settore produttivo che conta già 1.500 lavoratori in cassa integrazione”. Cherchi, a nome di tutto il Sulcis, ha chiesto alla Regione e al Governo di fare ciascuno la propria parte ed ha ammonito: “non deve passare l’idea che non si può far nulla per Eurallumina perché il padrone è lontano, perché allora lo stesso ragionamento si farà per Alcoa e per le altre aziende controllate da multinazionali”. Dalla piazza gremita di gente – “come non si vedeva dal 1948″ – è arrivata anche la richiesta che nel protocollo d’intesa per Eurallumina, che il Governo sta predisponendo, ci siano tempi certi, risorse adeguate, piani di sviluppo e non solo ammortizzatori sociali. Quindi un appello accorato al territorio per “non arrendersi e non rassegnarsi: una battaglia è stata aperta ma ce ne sono altre da combattere”.

Fonte: Unionesarda
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