Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 01-09-2010
In piena notte un fiume d’acqua prende a sgorgare da uno dei serbatoi di accumulo a monte della città e si incanala verso il mare. Migliaia di litri di acqua potabile sprecata mentre in diversi centri del Sulcis sono scattate le restrizioni dell’approvvigionamento.
Migliaia di litri di acqua potabile quasi ogni notte finiscono in mare. Uno spreco e una beffa, se si considera che di recente nel Sulcis Iglesiente sono scattate le restrizioni idriche o sono arrivate bollette da capogiro. Eppure pare non esserci un rimedio immediato per evitare che quasi tutte le notti vada persa una considerevole quantità di acqua. Il liquido sgorga dal serbatoio Nord di Carbonia e si incanala nel canale di guardia che attraversa la città e sfocia in mare. Difficile determinare con esattezza quanta ne vada sprecata, ma dalla condotta che esce dal serbatoio escono non meno di cinque litri di acqua al secondo.
Abbanoa la società di gestione delle risorse idriche che si occupa anche dell’approvvigionamento della città, ha ammesso di essere a conoscenza del problema. Tuttavia, nonostante vari tentativi per risolverlo, non è ancora riuscita ad arginare l’ingente spreco di acqua potabile che si ripete da settimane.
Ad accorgersene sono stati gli abitanti dei primi palazzi di via Dalmazia, dove il canale di guardia si interra per poi proseguire verso il mare. A svegliarli attorno alle due del mattino è stato il rumore dell’acqua che scendeva a cascata. A molti è parsa cosa strana dato che non stava assolutamente piovendo. Il fenomeno si è ripetuto anche anche durante la notte tra sabato e domenica. Verso le quattro del mattino ecco il solito fiume d’acqua scendere dalle colline attorno alla città e scorrere verso il mare.
Non c’è voluto molto per scoprire da dove proveniva tutta quell’acqua. Prima che il flusso si interrompesse (avviene di solito dopo l’alba) è stato sufficiente risalire il canale di guardia per arrivare dritti ad uno dei serbatoi di accumulo che la notte vengono riempiti per alimentare, durante il giorno, la rete di distribuzione dalla città. I deposito in questione è quello “Nord” costruito pochi anni fa alle pendici del monte Leone. Ad una cinquantina di metri dalla grande vasca, un getto d’acqua usciva da una grossa condotta. E non si trattava di un filino, ma di un getto imponente valutabile (ma potrebbe essere una stima per difetto) attorno ai cinque litri al secondo. L’acqua ha continuano a scorrere per quattro o cinque cinque ore. Tutto questo si ripeterebbe tre o quattro volte alla settimana. Uno spreco in un periodo in cui Abbanoa deve ricorrere a restrizioni idriche.
Sulle cause dell’inconveniente Abbanoa offre una spiegazione. Il flusso d’acqua dal serbatoio di accumulo sarebbe riconducibile a una riduzione sensibile dei consumi. In altre parole i tecnici inviano al serbatoio di accumulo sempre la stessa quantità d’acqua calcolata sulla base dei consumi standard, non essendoci un dispositivo che riduca immediatamente l’apporto. Quando i consumi per un motivo o per l’altro calano in maniera sensibile ecco che l’acqua in eccesso tracima e finisce nel canale. La situazione sarebbe già sotto controllo perché Abbanoa assicura di avere iniziato a regolamentare (ossia a diminuire) l’approvvigionamento dell’impianto. Ma prima che l’operazione venga perfezionata, altri migliaia di litri di acqua potabile rischiano di finire in mare. (Fonte: Unionesarda)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 08-08-2010
Da coop di operai che gestiva uno spaccio aziendale a costruttori di hotel. Quando si dice diversificare gli investimenti: ha deciso di seguire questa strada l’Euralcoop, aggiungendo il turismo al commercio. Sarà, infatti, la società che mosse i primi passi una trentina di anni fa nel polo industriale di Portovesme a realizzare a Carbonia l’albergo da 120 posti letto che sorgerà in via Costituente, di fronte allo stadio e affianco al liceo Scientifico.
L’hotel nascerà nonostante un passaggio di consegne: due mesi fa, quando tutto era pronto per l’avvio dei lavori, l’Euralcoop ha infatti rilevato aree, progetti e tutta la sfilza di autorizzazioni urbanistiche dalla Ichnos, la società di Iglesias a cui va comunque il merito di aver pensato e progettato la creazione della più grande struttura ricettiva che la città abbia mai avuto. Ma dopo aver acquistato il terreno dall’ex Iacp, aver disegnato l’albergo, incassato i nulla osta e addirittura recintato l’area del cantiere, una serie di circostanze stavano portando la Ichnos a rinunciare all’impresa. Invece l’albergo, che continuerà a chiamarsi “Sirai”, ha cambiato proprietà prima ancora che venisse posata la prima pietra.
Per la città cambia poco: già in settembre partiranno gli scavi e i lavori per un investimento da 6 milioni di euro.
A cambiare è però il padrone di casa dell’hotel: è quell’Euralcoop che nel 1985 gestiva lo spaccio aziendale a Portovesme e che quattro anni dopo aprì a Carbonia la prima grande struttura commerciale. Ora tramite la Reds srl, società cento per cento Euralcoop, si mette a costruire alberghi: «La decisione – spiega l’amministratore Nino Flore – non è stata presa a cuor leggero. Realizzeremo il progetto noi, nati come cooperativa operaia, perché riteniamo che si possa tramite questa impresa far fare a Carbonia il salto di qualità turistico sfruttando i flussi d’oltralpe».
L’investimento resta invariato: servono sempre 6 milioni di euro, i posti letto saranno 120, quelli di lavoro una ventina a regime, qualcuno in più nell’alta stagione: «Non ci nascondiamo le difficoltà – prosegue Flore – ma come siamo stati i primi a lanciare la città dal punto di vista commerciale, forse in modo presuntuoso pensiamo che saremo i primi a dare inizio a un percorso turistico di massa». Precisazione non casuale perché comunque, fra bed and breakfast, un piccolo albergo e diversi affittacamere, Carbonia si affaccia nel campo della ricettività con un’ottantina di posti letto. E l’Hotel Centrale continua a restare chiuso da vent’anni e in degrado totale. (Fonte: Unionesarda)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 29-06-2010
Dopo i tagli annunciati, la sanità del Sulcis incassa dalla Regione soldi veri: quasi due milioni di euro che serviranno a potenziare il reparto di Medicina nucleare e diagnostica per immagini dell’ospedale “Sirai” di Carbonia. Alla Asl 7 è stato infatti assegnato dall’assessorato regione alla Sanità un finanziamento di un milione e 680 mila euro, fondi che rientrano in un cospicuo pacchetto di contributi acquisiti dalla Regione tramite un bando europeo ed erogati alle Asl con uno scopo preciso: consentire l’ammodernamento tecnologico degli ospedali.
Le scelte sono avvenute dopo una consultazione con l’Azienda sanitaria del Sulcis. Carbonia ha puntato sull’alta diagnostica e, difatti, il finanziamento verrà utilizzato per comprare due importantissimi macchinari: uno per la risonanza magnetica ad alto campo e una nuova apparecchiatura per la scintigrafia. La scelta è caduta su questi interventi per due motivi: da un lato il macchinario per la scintigrafia, acquistato nel 1995, è diventato obsoleto, dall’altro l’apparecchio per la risonanza magnetica disponibile attualmente ha un utilizzo limitato quasi esclusivamente in campo ortopedico e non, ad esempio, nella branca della neurologia. Inoltre, il grado di definizione delle immagini non è eccelso.
Tutte ottime ragioni, insomma, che sembrano giustificare ampiamente la decisione di usare i soldi stanziati dalla Regione per l’acquisto di nuove apparecchiature per la scintigrafia e la risonanza magnetica ad alto campo. «Abbiamo soddisfatto – ha rimarcato l’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori – le esigenze di territori spesso trascurati».
Ma l’acquisto di questi macchinari e il potenziamento della medicina nucleare avrà risvolti positivi in un altro senso: trattandosi di apparecchiature nuove e più potenti, si accorceranno anche le liste di attesa. In questo momento, tranne ovviamente che per le urgenze e per i pazienti ricoverati, per essere sottoposti a una risonanza magnetica oppure a una scintigrafia occorre attendere dai due ai tre mesi.
La Regione sembra procedere quindi su due binari: chiede alle Asl di applicare il “patto del buon governo” e di tagliare le spese sanitarie anche a costo di rinunciare a reparti doppioni (nel mirino Ginecologia, Ortopedia, Pediatria) e, al contempo, finanzia il potenziamento di alcuni settori. Scelte che hanno provocato forti polemiche fra gli amministratori locali ma che vengono difese, e motivate, da Giorgio Locci, consigliere regionale Pdl e componente della Commissione Sanità: «Il disavanzo ci obbliga a superare il dualismo fra Carbonia e Iglesias, eliminare gli sprechi per poter investire in nuove strutture ora assenti, come ad esempio la Neurologia e la Pneumologia o la creazione di reparti di eccellenza». (fonte:unionesarda.it)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 02-03-2009
Per i cultori delle energia da fonti rinnovabili (il sole innanzitutto) e che risiedono nel centro storico, il Piano paesaggistico regionale ha rappresentato un contrattempo assurdo: vietato installate pannelli solari o fotovoltaici. Ebbene, il divieto sta per cadere definitivamente grazie al nuovo Puc, presentato sabato scorso dalla Giunta Cherchi ed in procinto (fra due settimane) di finire in aula consiliare dopo il lungo iter di adeguamento al Ppr. Uno degli aspetti che senza dubbio farà la felicità di quanti non hanno remore e desiderano di investire nelle energie alternative, è rappresentato dal fatto che si potranno tornare ad installare impianti solari o fotovoltaici. Accadeva anche prima dell’entrata in vigore del Ppr, è chiaro, ma da tre anni le norme di salvaguardia avevano reso off-limits per iniziative di questo genere tutta la parte di Carbonia ricompresa nel centro matrice. Per i meno esperti di materia urbanistica, il centro matrice è una sorta di “centro storico” che abbraccia la gran parte dell’edificato originario di Carbonia dal 1938 agli anni immediatamente successivi. Bello e suggestivo, perché ha significato e significherà salvaguardare ciò che è rimasto della città di Fondazione, ma si è tradotto anche in una serie di divieti per chi abita nel perimetro cosiddetto storico. Uno fra tutti, l’impossibilità di installare i pannelli solari o quelli fotovoltaici. Un divieto che ha paradossalmente colpito anche un ambizioso progetto comunale, quello di posizionare sui tetti di cinque scuole i pannelli solari. Due dei cinque edifici individuati ricadono invece all’interno del centro matrice.
A sbloccare questa e tutte le altre situazioni che vedono come protagonisti i privati sarà l’adozione del nuovo Puc. Nuovo per modo di dire, perché è stato semplicemente adeguato (e non stravolto) al Ppr. Contestualmente al Piano attuativo del centro matrice la Regione ha infatti approvato le norme (proposte dai tecnici comunali) per l’installazione dei pannelli. «Non si potrà comunque agire a piacimento – ha anticipato il sindaco Tore Cherchi - e posizionare gli impianti senza un minimo di criterio urbanistico».
E difatti, i pannelli andranno sistemati preferibilmente negli orti e nei giardini, in punti che non siano possibilmente visibili dalla strada. Ed ancora, anche i tetti dei box e dei garage potranno ospitare gli impianti, in alcune circostanze anche i tetti delle abitazioni purché nella falda interna. Ogni altra situazione verrà valutata sulla base di un regolamento che consente l’installazione dei pannelli ma cerca anche di salvaguardare il decoro urbanistico.
Fonte: Unionesarda

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 20-02-2009
Nasce la strada del Carignano. Da Barega a Porto Pino, da Carloforte a Calasetta: il comune denominatore di quattro pacchetti turistici proposti dalla Provincia di Carbonia Iglesias é il “rosso” per eccellenza del Sulcis. È infatti, all’insegna del vino forse più noto del sud ovest sardo che il Sistema turistico locale e alcune cantine e albergatori del territorio hanno organizzato quattro soggiorni a tema dal primo marzo al 15 giugno e una pacchetto weekend (4 giorni e 3 notti) dal primo aprile al 30 ottobre. Quello che al turista verrà proposto sarà un viaggio fra le terre del Carignano, un itinerario a prezzi tutto sommato contenuti che percorre i territori di sedici Comuni, fra cantine e aziende vinicole, vigneti coltivati a ridosso del mare, enoteche, antichi borghi, scorci suggestivi e siti archeologici.
Il viaggio nel “rosso” del Sulcis può cominciare già la prossima settimana con la proposta offerta da Carloforte (il periodo va dal primo marzo al 24 maggio), quindi è la volta di Barega (Carbonia, 21 marzo-30 maggio), Porto Pino (Sant’Anna Arresi, 10 aprile-4 maggio), quindi Calasetta (1 aprile- 15 giugno). Le cantine coinvolte sono la Sardus Pater di Sant’Antioco (dai suoi vigneti sul mare nasce Arenas), la cantina di Santadi (dove si producono il Rocca Rubia e il Terre Brune), la Mesa di Sant’Anna Arresi (tempio del Buio e del barricato Buio Buio), quindi la storica cantina di Calasetta, dove viene imbottigliato il Piedefranco. I soggiorni presso le strutture ricettive variano da due a quattro giorni. Invece, dal primo aprile al 30 ottobre sempre l’Stl propone soggiorni di tre notti (da venerdì a domenica): il costo, per un minimo di 4 partecipanti, è di 220 euro a persona (che scenda a 190 se la comitiva è di almeno 10 turisti).
Insomma, sfruttando l’elevata e rinomata qualità delle uve del territorio, il Sistema turistico locale (organismo coordinato dalla Provincia) ha deciso che fosse giunto il tempo di inaugurare in grande stile la “Strada del Carignano”. È una rete composta dalle cantine e dagli albergatori che operano nei Comuni di Carbonia, Calasetta, Carloforte, Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Sant’Antioco, Tratalias e Villaperuccio.
La Provincia di Carbonia Iglesias sfida così il mercato turistico ma con il conforto di alcuni dati relativi alla scorsa stagione. Dato che hanno rivelato un incremento straordinario delle presenze non solo nei mesi estivi, ma anche e soprattutto nei periodi “spalla”: marzo, maggio, novembre. (a. s.)
Fonte: Unionesarda.it

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