Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 23-06-2009
Un centinaio di lavoratori della Portovesme srl ha occupato ieri mattina la sede della Regione, in viale Trento a Cagliari: alla fermata totale della fabbrica (annunciata dalla direzione se non verrà sciolto il nodo sui costi dell’energia) mancano dieci giorni, ma dalle istituzioni non arrivano risposte e dunque i lavoratori, esasperati, hanno scelto la strada della protesta più clamorosa. Di buon mattino sono partiti da Portovesme con pullman e auto, alla volta di Cagliari, con l’obiettivo di ottenere notizie sul collegato alla Finanziaria regionale che riguarda i progetti sull’eolico.
Era un atto che lavoratori ed organizzazioni sindacali attendevano per lo scorso venerdì, e che avrebbe potuto dare il via libera alla centrale eolica che la Glencore vuole realizzare a Portovesme per l’autoproduzione. Uno dei provvedimenti (insieme alla proroga delle tariffe energetiche scontate previste dal Governo) per ridurre i costi di produzione ed evitare la fermata totale.
Ma tra le delibere approvate dalla Giunta Cappellacci non ce n’è traccia in quanto l’esecutivo avrebbe deciso di inserirlo in un dispositivo ad hoc sull’energia, da approvare in seguito. «Continuiamo a non trovarci d’accordo sul metodo – dice Mario Crò, segretario Uil – questa mattina abbiamo dovuto aspettare quattro ore per avere un colloquio con l’assessore all’Industria, e purtroppo non c’è stato nessun impegno concreto. Ci chiedono tempo, ma il tempo è abbondantemente scaduto e il problema non si sta affrontando con la giusta sensibilità».
Senza nessuna assicurazione in merito all’eolico, sindacati e lavoratori hanno deciso di occupare la sede di viale Trento della Regione insediandosi una buona parte al piano terra, altri al quarto piano, dove si trova la sede dell’assessorato all’Industria. «È vergognoso che la politica non si adoperi concretamente per evitare la fermata totale di una fabbrica, in presenza di una multinazionale che vuole investire – dice Tore Cappai, della Filcem Cgil – l’obiettivo comune dovrebbe essere la tutela dei posti di lavoro, invece le decisioni politiche tardano ad arrivare e tra qualche giorno avremmo il paradosso di una fabbrica ferma per le lentezze della politica e della burocrazia». L’occupazione in viale Trento è proseguita per tutto il giorno. A tarda sera i lavoratori si sono preparati a trascorrere la notte nel palazzo. «Non ce ne andremo da qui fino a quando non sarà fissato un incontro con tutti gli assessori competenti, la Presidenza della Giunta e l’azienda – dice Fabio Enne, segretario della Cisl – purtroppo la giornata di oggi ha confermato tutta la nostra delusione: abbiamo sentito tante parole, ma per scongiurare la fermata servono fatti concreti che finora non ci sono stati». Nel tardo pomeriggio gli operai hanno ricevuto la convocazione da parte del presidente Cappellacci e hanno deciso di interrompere il presidio.
Una fabbrica sta per fermarsi, ma nel Sulcis ce n’e un’altra ferma ormai da marzo, l’Eurallumina di proprietà Rusal. Venerdì è stata convocata un’assemblea generale dei lavoratori, particolarmente preoccupati dalla notizia che, contrariamente a quanto era stato promesso, le banche non hanno congelato i mutui per i prossimi 12 mesi. I lavoratori sono anche sul piede di guerra perché nonostante la fabbrica sia chiusa sette dirigenti sono rimasti regolarmente al loro posto. «A dirigere cosa e chi non si capisce – dice Sergio Murenu, rappresentante Rsu – visto che la fabbrica è ferma e i lavoratori in cassa integrazione».
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