Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 04-07-2009
Dal carbone al sole, dal passato al futuro. Il Sulcis ancora una volta gioca d’anticipo e scommette sul business del secolo prossimo venturo: le energie rinnovabili
La vallata di Serra Scirieddus si apre all’improvviso tra le colline di Barega ai confini tra Carbonia e Gonnesa. Attorno i ruderi lasciati dai minatori che per alcuni secoli hanno strappato al cuore delle colline carbone e barite. Quella vallata dimenticata è diventata il sito ideale per stoccare (e nascondere) le scorie al veleno che vengono fuori dagli altiforni delle industrie del Sulcis e di gran parte dell’Isola. Così la valle delle miniere dimenticate è diventata la valle dei veleni.
Ma ecco, in questo scenario che ricorda il passato, emergere il futuro. Tra i costoni che circondano il grande bacino della discarica industriale, infatti, sono spuntati come dei grandi funghi: centinaia di tralicci d’acciaio con in cima un grande pannello luccicante che si muove seguendo il Sole. Funghi tecnologici che servono a produrre corrente, perché quella è una centrale fotovoltaica, la prima della Sardegna di dimensione industriale, la più grande d’Italia con la nuova tecnologia a “inseguimento” per strappare al Sole l’energia che fino ad ora solo i combustibili fossili sono stati in grado di assicurare.
È il futuro: le energie rinnovabili. Il Sulcis è all’avanguardia come, quando all’inizio del ’900, estraeva il carbone per fare viaggiare navi, treni e industrie. Oppure quando scommette sempre sul carbone sperimentando il modo (vedi Sotacarbo) di trasformarlo in idrogeno.
Ora tra le colline di Barega il silicio cattura i fotoni del sole e li trasforma in corrente che finisce nella rete dell’Enel. Investimento da 7,8 milioni di euro, l’85 per cento finanziato alle banche con un leasing. Per Unendo Energia, società del gruppo Afi che controlla anche Renergies Italia (produce i pannelli fotovoltaici) un business niente male. La centrale di Barega produrrà oltre un milione e mezzo di kilowattora all’anno, il fabbisogno di duemila persione, che l’Enel pagherà a prezzi agevolati grazie al conto energia . L’impianto ha una durata stimata di venti anni, il tornaconto è garantito. L’unico vantaggio è che la centrale fotovoltaica ha occupato quaranta ettari di terra che altrimenti sarebbero rimasti inutilizzati riqualificando una parte di territorio. «La nostra società ha compiuto un altro importante passo avanti nel settore delle energie rinnovabili», ha dichiarato soddisfatto Enrico Bruschi, amministratore delegato di Unendo Energia.
Mentre il sindaco Tore Cherchi ha aperto a nuove iniziative visto che il Comune metterà a disposizione di progetti simili i terreni delle vecchie discariche minerarie. «Costerebbe troppo bonificarle, ma sarebbero adatte a ospitare impianti per la produzione di energia rinnovabile». Una buona prospettiva per un Comune che ha speso recentemente proprio nel settore del risparmio energetico arrivando a tagliare la bolletta del 33 per cento.
Per il moneto le ricadute non vanno oltre. L’amministratore delegato di Ecodump (gestore della discarica) Raffaele Garau, ha evidenziato «l’intrevneto virtuoso all’interno di un progetto che nasce come valorizzazione di un territorio ferito e come progetto ottimizzato dal punto di vista ambientale». Bisogna accontentarsi perché in termini di posti di lavoro la centrale fotovoltaica, almeno per il Sulcis, ne produrrà pochini, forse neppure uno. Restano i 171 tralicci, 5.477 pannelli nella valle di Barega e il Sole che accende il futuro del Sulcis.