La crisi economica frena l’emigrazione

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 16-01-2010

La crisi è talmente estesa che fare le valige e salutare il Sulcis per cercare lavoro nel nord Italia non è più la priorità dei giovani di Carbonia. Crisi per crisi, meglio restare a casa in attesa di tempi migliori. Numeri alla mano, emerge infatti che nel corso dell’annus horribilis 2009, quello in cui la sfavorevole congiuntura economica si è fatta sentire di più, l’emigrazione si è quasi arrestata.

L’esodo verso le ricche regioni del nord ha subito un forte rallentamento: se negli ultimi anni i conti chiudevano con un centinaio di arrivi in meno rispetto alle fughe dalla città, stavolta invece il saldo è in svantaggio di sole 30 unità. In pratica, per la prima volta dopo tanto tempo, immigrazioni ed emigrazioni quasi si equivalgono: sono stati 303 contro 333. Un miracolo? Nonostante la crisi del polo industriale nel Sulcis, c’è più lavoro? Purtroppo, secondo alcuni dei protagonisti della vita amministrativa, politica e sociale, la verità è tutt’altra: la crisi era, ed è tuttora, talmente estesa che anche le rinomate condizioni favorevoli del nord Italia sono diventate un miraggio. Per Marco Grecu, segretario della Camera territoriale del Lavoro, «uno stipendio basta appena per l’affitto, mangiare e acquistare una scheda telefonica, a quel punto è evidente che da noi almeno il costo della vita non è così elevato e il sostegno famigliare non manca mai».

Per il vice sindaco e assessore alle Politiche sociali Maria Marongiu si intrecciano altre due spiegazioni: «Cominciamo a scontare ora l’onda lunga di quel decremento demografico iniziato una quindicina di anni fa, quindi l’esodo ha frenato anche perché ci sono meno giovani disposti a partire e quelli che rientrano non testimoniano esperienze entusiasmanti». In molte aree, anche all’estero, cominciano addirittura a vacillare alcune misure di tutela contributiva e previdenziale che rappresentavano una sicurezza per i giovani con la valigia. A quel punto, i dati del 2009 dimostrano che emigrare all’avventura ha poco senso.

«Se mancano – ha commentato don Gianni Cannas, parroco di Rosmarino, rione più popoloso di Carbonia – le basi per una vita decorosa allora è preferibile continuare ad appoggiarsi alla propria famiglia: per i trentenni senza lavoro resta pur sempre un dramma sociale, ma si può usufruire di una rete di solidarietà consolidata». Fonte Unionesarda

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Il Governo Contro Alcoa

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 11-01-2010

Tutti se lo aspettavano, visto l’andamento della riunione fiume al ministero. Eppure nessuno voleva crederci. Verso le due di mattina, dopo un estenuante braccio di ferro con il Governo e la Regione, i vertici dell’Alcoa hanno fatto saltare il tavolo dell’energia annunciando che da lunedì saranno riavviate le procedure di cassa integrazione per i dipendenti degli stabilimenti di Portovesme e Fusina.

La nota diramata dalla multinazionale poche ore dopo la riunione romana fa intuire come la decisione di chiudere due fabbriche (che – spiega l’Alcoa – ai prezzi correnti dell’elettricità perdono tra i 5 e gli 8 milioni di euro al mese) sia stata presa da tempo. Al di là del costo dell’energia, il colosso dell’alluminio sta patendo la crisi che sta attraversando il settore. Mentre la riunione era in corso, giovedì, l’agenzia Reuters riferiva che Alcoa si attende profitti molto bassi per il quarto trimestre 2009 e qualche analista economico sostiene l’abbandono dell’Italia sia già pianificato. Un epilogo che vanificherebbe gli sforzi del Governo. E quello dei sindacati, che da mesi cercano in tutti i modi di tenere a bada la disperazione dei lavoratori. In base ai dati forniti dalla Cisl, solo nel Sulcis, 1600 famiglie sarebbero travolte. Ecco perchè, a stretto giro di posta, è arrivato l’invito del Governo ad Alcoa con una lettera del capo di gabinetto del ministro Scajola, Luigi Mastrobuono, di non dar corso ad alcuna procedura di cassa integrazione in quanto comprometterebbe «la prosecuzione del confronto».
UNA SITUAZIONE TESISSIMA dunque. Inevitabilmente le notizie giunte dalla Capitale hanno gettato llo sconforto i voratori di Portovesme. Mentre la riunione era ancora in corso qualche centinaio di operai si è radunato davanti ai cancelli dello stabilimento che, nel corso della giornata, è stato occupato con il blocco di tutte le merci in uscita. Unica nota po-
sitiva: la nave carica di allumina proveniente dalla Spagna, bloccata per giorni in rada, ha iniziato a scaricare la materia prima per continuare la produzione. Non tutto è comunque perduto. L’Alcoa, che dovrà risarcire allo Stato circa 300 milioni di euro (avendo ricevuto agevolazioni tariffarie
per oltre 900 milioni di euro, spalmati in dieci anni nelle bollette degli utenti elettrici italiani), chiede ulteriori garanzie.

Ovvero un accordo a lungo termine che non corra il rischio di ulteriori bocciature da parte dell’Ue. Un sofismo, visto che il contratto privato con l’Enel da questo punto di vista è in una botte di ferro. La multinazio-
nale ha comunque congelato ogni decisione per altri dieci giorni, in attesa che il cda valuti le proposte del Governo. Ma l’atteggiamento tenuto a Roma
dai vertici dell’Alcoa ha mandato su tutte le furie le istituzioni isolane. «Non assisteremo passivamente a tentativi, palesi o striscianti, di disimpegno dell’azienda», ha dichiarato il governatore Ugo Cappellacci (attaccato ieri dal capogruppo del Pd Mario Bruno per non avere partecipato alla riunione romana), accusando la multinazionale di non avere avuto un atteggiamento trasparente. Durissima la presidente dell’Assemblea regionale, Claudia Lombardo. «L’Alcoa non pensi che le sarà consentito così facilmente il disimpegno da un territorio che per anni e anni ha sfruttato e martoriato traendone profitti con cifre da capogiro. Le istituzioni sono pronte a fare le barricate al fianco dei lavoratori». Sulla stessa linea il segretario del Pd Silvio Lai. «Il comportamento dell’Alcoa è inaccettabile e immorale. Noi continueremo a stare accanto ai lavoratori in questa battaglia, ma l’Alcoa non pensi che le sarà consentito facilmente smobilitare da un territorio che per anni ha sfruttato traendone profitto». I sindacati, che ieri hanno concordato con i lavoratori le prossime azioni di protesta, mantengono alta la mobilitazione e chiedono un pressing di Palazzo Chigi sull’ambasciata americana. La battaglia non è finita.

“Le conseguenze della chiusura dell’Alcoa sono terribili per il
territorio,già gravato da una crisi sociale devastante.”

Salvatore Cherchi – Sindaco di Carbonia

Fonte: IlSardegna del 9 gennaio 2010

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Crisi Alcoa, c’è aria di mobilitazione

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 11-01-2010

Strategia inaccettabile. A qualsiasi livello, dal Governo centrale agli amministratori del territorio, la decisione unilaterale dell’Alcoa di passare al piano B – cassa integrazione e, si teme, progressivo allontanamento dall’Italia – scatena una reazione compatta. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola resta in attesa, per ora, di un segnale più morbido da parte della compagnia americana, ma da domani terrà sotto controllo la situazione quotidianamente.
Dopo le dichiarazioni forti del capo dell’esecutivo regionale Ugo Cappellacci e del presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo – «pronti a mobilitazioni anche dure al fianco dei lavoratori» – arriva un’altra presa di posizione, quella del deputato del Pdl Salvatore Cicu, che del ministro Scajola è uno dei più consiglieri: «Se azioni di forza ci dovranno essere, saranno di reazione solo a una chiusura netta», dice, sottolineando «il grande senso di responsabilità e di equilibrio» mostrato in questi giorni dai sindacati e dai lavoratori. Un filo di speranza per una parziale marcia indietro dell’azienda c’è ancora, dice Cicu, «il Governo ha fatto tutto quello che poteva e doveva». Ecco perché, dice Cicu, «continua ad avere l’aspetto di “preconfezionata” la decisione di avviare la procedura di cassa integrazione dei guadagni, per i lavoratori».
ACCORDO BILATERALE Nella recente interrogazione aI ministro Scajola, il deputato sulcitano Mauro Pili (Pdl) chiedeva che «Governo e Regione convincano le società elettriche a sottoscrivere un accordo con l’Alcoa, perché la chiusura della fabbrica di Portovesme aprirebbe in Sardegna uno scontro sociale senza precedenti e la ricaduta economica sarebbe devastante». Secondo Pili «Governo e Regione hanno l’autorevolezza e gli strumenti per indurre le società produttrici di energia elettrica, l’Enel e EOn a sottoscrivere una intesa bilaterale che vada a sommarsi alle altre misure, ancora non vagliate della Commissione europea, messe a punto dal Governo per riportare il costo dell’energia alla pari delle altre realtà europee». Lo scenario è di semplice lettura: Alcoa, dopo la pesantissima sanzione inflittale dall’Unione Europea, non vuole rischiare ancora. E senza un accordo che garantisca (realmente) le tariffe concorrenziali, preferisce minacciare tagli e chiusure.
LA MOBILITAZIONE Serve un segnale forte per contrastare da un lato «le scelte delle multinazionali, come l’Alcoa, che vogliono scappare dall’Isola» e dall’altro per chiedere «al Governo nazionale di predisporre un Accordo di programma quadro con la Regione, teso a rilanciare le attività produttive e industriali in Sardegna»: lo sottolinea il segretario regionale della Cisl, Mario Medde, che ha ribadito la necessità di una mobilitazione generale dei lavoratori sardi. È ormai certa, per le prossime settimane, l’iniziativa di mobilitazione generale dei lavoratori e pensionati sardi per sollecitare anche alla Regione una strategia di politica industriale «che rafforzi le richieste di risorse finanziarie e di nuove misure e strumenti a favore dell’Isola».
PARTITO DEMOCRATICO L’opposizione cavalca la delusione degli operai e chiama in causa Palazzo Chigi. «Esprimo la mia personale delusione e preoccupazione per il mancato accordo tra le parti sulla vertenza dell’Alcoa», dice il deputato Amali Schirru, «continueremo in Aula a pretendere una posizione netta del Governo affinché si diano all’azienda maggiori garanzie». La strategia: «Occorre che si concedano le necessarie agevolazioni delle tariffe elettriche per tempi più lunghi di quelli proposti, utili a riaprire un canale con l’Unione Europea». Le priorità: «Ribadiamo l’esigenza – sottolinea la Schirru – che da parte dell’azienda si riprenda con l’attività produttiva, condizione utile per il proseguimento dei tavoli di confronto che deve vedere impegnata urgentemente e concretamente, la Presidenza del Consiglio».
Sul fronte locale, il partito promuove da domani un presidio con gli operai e il coinvolgimento attivo del segretario nazionale del partito Pierluigi Bersani. Il Pd sardo si mobilita a sostegno della vertenza Alcoa, dopo l’accordo sfumato sul costo dell’energia e la minaccia di cassa integrazione per i duemila lavoratori sardi. L’impegno dei Democratici è stato ribadito ieri dal segretario regionale Silvio Lai, che ha partecipato all’assemblea in fabbrica a Portovesme ( di cui riferiamo in questa pagina ) incontrando poi i rappresentanti sindacali della Rsu assieme ai parlamentari Antonello Cabras e Francesco Sanna e al capogruppo in Consiglio regionale Mario Bruno. «Il Pd garantisce tutto il suo sostegno e apporto alla battaglia dei lavoratori Alcoa – ha sottolineato Lai – anche con la partecipazione fisica alle iniziative che saranno portate avanti in questi giorni». Il Pd – ha aggiunto – «sostiene e sosterrà questa vertenza coinvolgendo il segretario Bersani».

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Porto Pino, le spiagge risucchiate dalle onde

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 05-01-2010

Ha sconfitto la flotta Nato, nulla ha potuto contro la furia del mare in tempesta. “Elisa”, il peschereccio di Luciano Marica, a bordo del quale è stato tra l’altro girato “Piccola pesca”, il film di Enrico Pitzianti sulla lotta dei pescatori del Sulcis contro i divieti imposto dalle esercitazioni militari a Capo Teulada, è colata a picco all’imboccatura del canale di Porto Pino. Affondata da onde gigantesche che, con il mare forza 10 sospinto da potenti raffiche di ponente prima e libeccio poi, hanno mandato sott’acqua altri due
pescherecci, danneggiato una decina di piccole imbarcazioni, gommoni e chiattini divelto pesanti blocchi di trachite dalle banchine d’attracco del canale e, soprattutto, quasi cancellato le spiagge di Porto Pino, nel litorale di Sant’Anna Arresi.
Una furia della natura che, in poche ore, ha spazzato via una vita di sacrifici, provocato centinaia di migliaia di euro di danni e rilanciato l’urgenza di una barriera protettiva all’imboccatura del canale-porticciolo.
In piedi sul molo, Luciano Marica, 55 anni, oltre quaranta dei quali spesi in mare, rigira tra le mani una grande bussola. Insieme a qualche metro di cime d’ormeggio e un galleggiante luminoso sono ciò che resta della sua “Elisa”. La motobarca di oltre 10 metri e più di otto tonnellate di stazza è adagiata su un fondale di tre metri all’ingresso del canale. Accanto, i resti della cabina di comando squassata dalla violenza del mare. «Non ho più nulla. Una vita di sacrifici e duro lavoro spazzati via in un attimo», racconta Luciano. Ma poteva anche andare peggio. Nel tentativo di salvare la sua barca, infatti, Marica non ha esitato a rischiare la vita gettandosi in acqua. «Non è servito a nulla. Ma non mi abbatto, sono abituato a combattere. Ne sono convinto, presto riprenderò il mare», assicura. Del resto una tempesta così brutta, a Porto Pino, si era vista solo nel 1984. Anche allora i danni furono ingenti, ma non come questa volta. La violenza delle onde (alte anche più di quattro metri) non ha risparmiato nulla. La risacca ha eroso le spiagge fino al margine della pineta. I parcheggi sono stati trasformati in giganteschi acquitrini. I natanti ormeggiati lungo i bordi del canale sono stati squassati da onde incredibili. Altre due barche (oltre a quella di Marica) sono finite a fondo, molte di più quelle con seri danni agli scafi. «È stata dura. Per ore abbiamo lottato per salvare le nostre barche dalla furia del mare con onde che, all’interno del canale, – riferisce Sandro Figus, altro pescatore di Sant’Anna Arresi – hanno superato di un metro il livello delle banchine». Nessun danno, invece, ai lavorieri degli stagni. Ma con le mareggiate, a Porto Pino, è arrivata anche l’onda lunga delle polemiche. «Tutto ciò si poteva evitare. Con i lavori del canale si è allargata troppo l’imboccatura e, poi, – ha attaccato Paolo Dessì, rappresentante del Comitato di Porto Pino del Pdl – bastavano pochi camion di massi per rinforzare i moli, invece di utilizzare i fondi per piantare palme lungo le banchine». Accuse che il suo omonimo, sindaco di Sant’Anna Arresi, ha rispedito al mittente. «Se non fosse stato per i lavori eseguiti sinora – ha sottolineato Paolo Dessì – i danni sarebbero stati ben più ingenti. Ora, ottenute tutte le autorizzazioni e con il milione costruiremo la barriera frangiflutti». Fonte:Unionesarda

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Alcoa: «Chiudiamo». Esplode la rabbia

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 21-11-2009


Alcoa annuncia la fermata degli impianti e a Portovesme esplode la disperazione dei lavoratori: occupano la fabbrica, annunciano il sequestro dei dirigenti (poi smentito) sbarrano l’ingresso dello stabilimento e in serata ottengono uno slittamento di due settimane dell’eventuale fermata.
Il finimondo scoppia in tarda mattinata: sono da poco passate le undici quando i lavoratori occupano lo stabilimento di Portovesme, dopo che dagli Stati Uniti il presidente mondiale di Alcoa comunica la fermata imminente degli impianti. Gli operai non ci stanno, appena apprendono la notizia si spostano dai reparti e si riversano ai cancelli per capire cosa stia succedendo. C’è molta animazione, incredulità ed esasperazione. Ma una cosa rimbalza di bocca in bocca: impedire che dalla fabbrica esca anche un solo pezzo di alluminio, sbarrare gli ingressi.

Succede tutto in pochi minuti. Arriva una ruspa con dei cilindri di alluminio e gli operai la piazzano all’ingresso principale, lasciando un varco per le emergenze. Poi si chiude il cancello e via tutti in sala assemblea. Nel frattempo però un altro gruppo di lavoratori invade la Direzione, radunandosi nella sala riunioni e invitando i dirigenti aziendali (il direttore dello stabilimento, il responsabile delle risorse umane e il capo del personale) ad andare con loro in assemblea per spiegare davanti a tutti i dipendenti cosa sta per succedere in fabbrica. Circola anche un video che fa salire la tensione. Alcuni operai incappucciati minacciano: «Dalla fabbrica non esece nessuno».

Si parla di chiusura, di fermata temporanea dal primo dicembre, di cassa integrazione, e c’è un clima rovente. «Se l’Alcoa non è interessata a questo stabilimento», sottolinea Franco Bardi, segretario della Fiom Cgil, «lo dica, perché la fabbrica è in grado di andare avanti con o senza Alcoa. Intanto nessuno, tecnici inclusi, si sogni di spegnere le celle elettrolitiche». Lo ribadiscono spesso sindacalisti ed operai, in tutti gli interventi: la produzione non si deve fermare, «dobbiamo tenere la fabbrica in marcia». Prende parola il direttore dello stabilimento, Marco Guerrini: «L’unica cosa di concreto che abbiamo in mano è la decisione della Commissione Europea, che ci dà torto su tutta la linea, infliggendoci una multa e facendo cessare immediatamente il regime speciale, senza nessuna proroga». Il direttore va avanti: «Per l’attivazione della cassa integrazione sono necessari 25 giorni, e dunque c’è il tempo tecnico di trovare un accordo, ma al momento Alcoa non ha nulla in mano e non può dar credito a nessuno».

I lavoratori incalzano, il clima è sempre più teso. «Per anni avete usufruito degli sconti energetici, dice Bruno Usai, delegato della Rsu, «possibile che adesso non possiate aspettare qualche mese, e di punto in bianco decidete di chiudere la fabbrica?». Sotto accusa è la multinazionale americana, colosso dell’alluminio. «Per voi siamo solo un puntino nel mondo», dice Massimiliano Basciu, delegato Rsu, «ma non vi lasceremo chiudere il nostro stabilimento». Lo sguardo smarrito e arrabbiato di chi sente la certezza del posto di lavoro crollare vale più di mille parole: tanti cinquantenni, ma soprattutto tanti giovani che vedono (o meglio vedevano) nel posto in fabbrica la soluzione alla disoccupazione dilagante. «Chi era al tavolo ministeriale a rappresentare Alcoa – ha detto Rino Barca, segretario della Fsm Cisl – ha detto che Alcoa non avrebbe chiuso e poi vediamo questa comunicazione. Vogliamo capire cosa sta succedendo perché qui, se ci togliete questo, non c’è nient’altro e non possiamo permettere che questa fabbrica chiuda». In fabbrica arriva anche Tore Cherchi, sindaco di Carbonia: «Purtroppo tutto l’ottimismo recitato in questi giorni da Regione e Governo non si è tradotto in fatti», ha detto Cherchi, «Il tempo materiale per raggiungere una soluzione c’è, dobbiamo lottare per questo».

In serata, dopo l’assemblea dei lavoratori la situazione all’interno dello stabilimento torna alla normalità: negli uffici della direzione è presente anche il questore vicario di Cagliari, Giuseppe Gargiulo, e alcuni funzionari della Digos che hanno confermato che la situazione è sotto controllo e non vi è stata alcuna violenza nei confronti della Direzione aziendale (nonostante il video minaccioso diffuso in mattinata). Oggi in fabbrica nuova assemblea dei lavoratori, con i sindaci del territorio. Fonte: Unionesarda

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Il gruppo di Monte Leone: «La fine è vicina, preghiamo»

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 21-11-2009

Ci aspettano tre giorni di buio pesto, di cielo nero petrolio, inutile fare incetta di torce e candele perché non serviranno. Dimenticate i computer, saranno i primi a finire fuori uso, nonostante Gesù abbia espressamente chiesto un sito Internet per divulgare il pensiero e la mail gesu.maria@alice.it lavori a pieno regime. Esplosioni solari diranno che il tempo è scaduto, le previsioni più tristi risulteranno ottimistiche.
Si preannuncia bruttarella e confusa, l’apocalisse. Eppure vista da quassù – colle di Monte Leone, zona operaia di Rosmarino, un bosco fitto, il trampolino per le mountain bike che parte a un passo dalla croce – la fine del mondo non mette poi così paura. Sono le 17, è appena finito il rosario, i fedeli escono alla spicciolata dalla grotta. Myriam Corsini è una signora sulla cinquantina, non ha la faccia inquietante che è corredo d’ufficio per le veggenti. Di oscurità incipiente e del disastro che avanza inesorabile, parla con modi garbati, faccia aperta, un sorriso simpatico. Come a dire: che colpa ne ho io se l’arcangelo Gabriele prima, e i suoi diretti superiori dopo, hanno scelto me per dare al mondo la rivelazione? «Non dite che sono una guida. Uno strumento, ecco. Come tutti. La mia funzione è solo quella di trasmettere i messaggi, di dire al mondo che Gesù sta tornando per salvare il mondo dal male». La Chiesa ufficiale la pensa diversamente e i componenti del gruppo di preghiera sono stati (mica tanto) gentilmente pregati di abbandonare gli incarichi. Qualcuno era nell’ufficio pastorale, altri dirigenti dell’Azione cattolica, una nutrita rappresentanza di catechiste. Tutti fuori, ammessi alla Messa e tanto basta. Dal pulpito un sacerdote ha dato loro delle megere e delle cartomanti, giusto per chiarire le posizioni.
Ma sul colle intanto questa sorta di chiesa en plein air va prendendo forma. Le stazioni della Via crucis lungo la stradina che arriva fino in cima, croci che spuntano in ogni angolo fra i cespugli di lentischio. E poi, soprattutto, la grotta. Una galleria mineraria, l’umido che filtra dal soffitto e affiora dal pavimento in egual misura, un gelo che inchioda. Oggi c’è il pavimento coperto dal linoleum, lanterne pendono dall’alto, un gruppo elettrogeno consente di illuminare varie fila di sedie. In fondo c’è un presepe a grandezza quasi naturale dietro un cancello di legno. All’esterno, un piccolo altare, decine di statuette sacre, rosari che pendono dalla roccia, aiuole di gerani e ciclamini. La veggente, che nella sua vita precedente lavorava all’Eurallumina ed era una delle sei segretarie dell’amministratore delegato, in questa foresta è arrivata per caso. Le rivelazioni ormai andavano avanti da un pezzo, i familiari l’avevano ferocemente rampognata, i fogli dove aveva trascritto i primi messaggi erano stati distrutti. «Come mi sentivo? Impaurita. Avevo accettato tutto, anche quei pensieri che mi venivano da dentro e non sapevo come. Non voci, proprio una trasmissione di pensiero. La prima volta in un pomeriggio invernale». Gennaio 2000.
Lungo la strada si affianca un’altra signora di Carbonia, Lilly Priani, «amica da sempre». La veggente le racconta tutto: la voce, il progetto, la missione. E l’amica non le consiglia un psichiatra, non le dà della visionaria. «Le ho creduto da subito». Comincia il sodalizio: Miriam parla, Lilly scrive, e le rivelazioni crescono. Parole, disegni, preghiere. Richieste precise, dettagliate. Come la grotta, appunto. «Non sapevamo neanche dove fosse Monte Leone. Siamo venute subito, abbiamo cominciato a cercare la grotta. Eravamo come delle capre, frugavamo dentro tutti i cespugli, alla ricerca del luogo che la Madonna ci aveva indicato». Il sentiero giusto si svela con una fioritura – miracolosa, manco a dirlo – di margherite e orchidee selvatiche. Davanti c’è una selva di rovi, come nelle previsioni. Dietro, la grotta. Inizia il rito del rosario pomeridiano, alle 16 in punto di mercoledì e sabato, non si ammettono ritardi.
Partecipano alcuni sacerdoti. «Don Alfredo Tocco, parroco vicino al quale siamo cresciute, ci è stato vicino. Ha benedetto il colle, la grotta, ha celebrato diverse funzioni. Fra l’altro è un esorcista. Mi ha esaminato per tanto tempo, era presente quando io comunicavo le rivelazioni. Se questi messaggi non sono di Gesù, mi diceva, vuol dire che Satana si è convertito». Le novità fioccano, neanche il sito internet www.colledelbuonpastore.it riesce a contenerle tutte. La pubblicistica è rigogliosa, due tomi già pubblicati, altri in arrivo. Alla spicciolata si uniscono altre persone, tutte di formazione religiosa, donne, uomini, qualche giovane. Prima dal Sulcis, poi via via da tutta la Sardegna. Il progetto cresce, la basilica a Carbonia, la casa del povero. In testa, ovviamente, la salvezza del genere umano. Tutto in una cornice che oscilla fra la preghiera accorata sotto i pini e la preparazione rigorosa all’apocalisse ormai all’uscio.

Senonché la Chiesa inizia a prendere posizione in modo severo. Il viavai sulla collina consacrata viene vivacemente sconsigliato dai vescovi, ignorato dai parroci. In breve la folla diminuisce, i preti si dileguano. Il rosario pomeridiano però continua, un’ora al gelo, preghiere intervellate dalla voce della veggente che più volte detta messaggi in arrivo da lassù. «Ci vuole forza e coraggio per fare questa scelta, bisogna abbandonare tutto per donarsi alla missione», dice Piero Marras, un signore garbato, ex dirigente impegnato in parrocchia. Fra fanatismo e innocua contemplazione, spirito di servizio e sospetti per nulla celati, resta la testimonianza di Tarcisio Pillolla. «All’inizio la Madonna mandava anche a me diversi messaggi, mi facevano leggere le trascrizioni, ero chiamato a compiere una missione importante. Poi nei messaggi il mio nome è diventato Tarci . L’ho detto chiaro e tondo: con tutto il rispetto per chi me lo manda, questo tono mi sembra un po’ troppo confidenziale».

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Case ecologiche per giovani coppie

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 11-11-2009

Pannelli solari per produrre acqua calda, angolazione dei muri delle verande per sfruttare il più possibile i raggi del sole, sistemi di raccolta dell’acqua piovana, vetri termoacustici isolanti. È con questa caratteristiche che nasceranno i venticinque nuovi alloggi a risparmio energetico che il Comune si accinge a costruire e a consegnare, dopo apposito bando, alle giovani coppie della città.
I PROGETTI Dopo diversi mesi trascorsi ad analizzare accuratamente le offerte, l’esecutivo ha infatti assegnato a un’impresa sarda, la Ge.Cag, la gara d’appalto da due milioni e mezzo di euro per l’edificazione di cinque edifici, da cinque alloggi ciascuno, che sorgeranno in un vasto spiazzo sterrato fra via Angioy e via Mazzini. La fase della burocrazia è agli sgoccioli, la parola sta per passare agli operai: «Dato che le procedure sono state espletate celermente entro la settimana – preannuncia l’assessore ai Lavori pubblici Giacomo Guadagnini – l’impresa riceverà l’assegnazione definitiva e firmerà il contratto, il cantiere, condizioni climatiche permettendo, si aprirà prima di questo Natale».
LA RICHIESTA Stanno per sorgere nuove case pubbliche, dunque. E quanto la fame di appartamenti sia sentita in città lo dimostra l’ultima graduatoria di assegnazione degli alloggi popolari, con oltre 250 famiglie in lista d’attesa. Quello che sta per scattare è il primo intervento di edilizia popolare dopo la costruzione degli alloggi, quattro anni fa, destinati agli abitanti del rione ex Campo Prigionieri. Il progetto di via Angioy cerca di coniugare il rispetto dell’ambiente alla necessità di dare un tetto a venticinque giovani coppie.
GLI EDIFICI I cinque edifici, ciascuno dei quali conterrà cinque alloggi dai 60 agli 80 metri quadrati, saranno infatti votati al risparmio energetico grazie, ad esempio, il sistema dei pannelli solari e delle raccolta e riciclo delle acque piovane, all’angolazione di spioventi e verande, all’utilizzo di vetri termoacustici. Le facciate principali delle palazzine saranno orientate verso sud ovest, in modo da catturare il più possibile la luce del sole. Il programma prevede, inoltre, la sistemazione a verde degli spazi fra i nuovi fabbricati, la messa a dimora di alberi, la creazione di una fascia attrezzata con una zona destinata a spazio giochi e un mini anfiteatro.
La creazione di questo nuovo piccolo rione continuerà non appena arriveranno dalla Regione altri due milioni di euro. Serviranno a realizzare, sempre nella stessa area, altri quattro edifici, la sistemazione dello storico campo sportivo Santa Barbara con la posa del manto in erba sintetica, la ristrutturazione degli spogliatoi e il rifacimento dei marciapiedi di via Mazzini. Fonte: Unionesarda

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Dieci rotonde per eliminare gli incroci a raso

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 03-11-2009

Viene da Roma l’impresa che dovrà realizzare dieci rotonde eliminando tutti gli incroci a raso sul tratto di statale 126 che attraversa il territorio di Carbonia. Dopo tre mesi trascorsi a esaminare la congruità delle offerte (c’erano 24 ditte in lizza per i cinque milioni di euro posti a base d’asta) il Comune ha infatti aggiudicato nei giorni scorsi la gara. Ha vinto un consorzio laziale, Aedars, il quale dovrà iniziare entro l’anno uno dei più importanti lavori di messa in sicurezza di strade mai compiuti nel Sulcis. Le intersezioni che dovranno sparire, lungo un percorso di dodici chilometri, per far posto a rotatorie o a incroci più sicuri, saranno nove. «Sono in corrispondenza di frazioni – sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici Giacomo Guadagnini – attraversata quotidianamente da un elevato numero di auto e perciò in condizioni di pericolo».
Arrivando da sud, il primo rondò sorgerà all’incrocio di Is Gannaus, in corrispondenza del campo sportivo. La seconda nuova rotonda sarà realizzata per offrire un accesso sicuro all’area degli insediamenti produttivi di via Nazionale,la zona Pip. Quindi ecco il rondò in corrispondenza della frazione di Sirai, uno dei più importanti e trafficati ingressi della città. Proseguendo verso nord, troverà sistemazione con una rotonda anche il pericoloso svincolo per Flumentepido, quindi quello per la frazione di Medau Desogus. «Basilare – aggiunge l’assessore – la nuova rotonda che eliminerà l’incrocio di Cortoghiana, già teatro di gravi incidenti». Poco più avanti, nei pressi del crocevia per il cimitero della frazione, non nascerà una rotonda ma verrà rivisto e messo in sicurezza il tracciato. Ma subito dopo ricomincia il sistema delle rotonde: la prima è prevista in corrispondenza del pozzo Nuovo Nuovo, l’altra presso il pozzo Castoldi, entrambi rappresentano gli ingressi per la frazione di Bacu Abis. La Aedars si è aggiudicata l’appalto con un ribasso del 36 per cento. Fonte:Unionesarda

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Giunta Cherchi, il rimpasto è servito

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 03-11-2009

Dopo mesi dedicati alla ricerca del riassetto giunto, il rimpasto in Giunta è definito. Nell’esecutivo guidato da Tore Cherchi avrà un posto anche Italia dei Valori e cambio della guardia, ma sempre fra uomini del Pd, all’assessorato ai Lavori pubblici. O quel che ne resta dell’assessorato, dato che probabilmente verrà suddiviso in tre macro settori proprio nell’ottica di far combaciare le esigenze in questa turbolenta fase politica al Comune.
È nel corso di una riunione che il sindaco ha avuto ieri sera con il gruppo di maggioranza consiliare del Partito Democratico, che Cherchi avrebbe annunciato l’orientamento definitivo nell’attribuzione delle nuove deleghe. Il provvedimento di nomina scatterà nei prossimi giorni, ma i giochi oramai sembrano fatti. Non c’è nulla di nuovo (almeno rispetto a quanto anticipato da settimane): Italia dei Valori, diventata seconda forza politica cittadina del centrosinistra, piazza un assessore, Marco Fanni, ingegnere di 32 anni. La segreteria provinciale conferma: «Abbiamo raggiunto l’accordo», riferisce Diego Fronterrè. Marco Fanni dovrebbe occuparsi di alcuni servizi di pubblica utilità ricavati dall’assessorato ricoperto (ma fra qualche giorno non più) da Giacomo Guadagnini, che dovrebbe andare a gestire la società di servizi e manutenzioni Somica.
L’altra new entry annunciata sarà Bruno Angioni, Pd, protagonista sino a poche settimane fa di un braccio di ferro quando lui e altri sei consiglieri si rifiutavano di aderire al gruppo consiliare del Pd. Angioni, infermiere professionale di 50 anni, avrà l’assessorato al Lavori pubblici, anche se le competenze della Viabilità e dei Trasporti potrebbero venire affidate a Giuseppe Casti, assessore all’Urbanistica. In questo modo il rimpasto dovrebbe volgere al termine: le “operazioni” erano iniziate con le dimissioni di Ia Gessa, il licenziamento di Antonello Dessì e l’attribuzione dell’assessorato alla Scuola a Pietro Morittu. Con questo cambio di deleghe il sindaco dovrebbe riuscire a ricomporre crisi e malumori che laceravano pericolosamente il centrosinistra in città. E i socialisti? Hanno spesso minacciato di lasciare la maggioranza se non avessero ottenuto un altro assessorato al posto di Maura Saddi. È davvero finita? «Sono impegnato a recuperare il rapporto anche con loro – sottolinea Cherchi – i malintesi si possono appianare, la rottura non è mai stata consumata». Fonte:Unionesarda

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Carbonia ritrova le città gemelle, Arsia e Albona

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 29-09-2009

Carbonia ritrova le sue città gemelle nate sotto il segno del carbone. Oggi l’Istria non sarà più così lontana: da Arsia e da Albona giungono infatti i sindaci dei due grossi centri che con Carbonia hanno origini e storia comuni. La ragione di questo doppio gemellaggio che verrà consacrato oggi dall’incontro fra Tore Cherchi, Josip Knapic e Tulio Demetlika sta che i due centri carboniferi istriani ubicati nel bacino dell’Arsa hanno le stesse caratteristiche architettoniche e urbanistiche del capoluogo del Sulcis. In realtà condividono anche le motivazioni che stavano all’origine della loro fondazione: sfruttare le vicine miniere, incrementare le produzioni, dare un tetto alla valanga di operai e minatori che lavorano duro, là come qua, nel sottosuolo.
Per oltre sessant’anni Carbonia, Arsia e Albona (in cui ricade la frazione di Piedalbona) sapevano dell’esistenza di realtà gemelle separate alle nascita. Oggi e domani le città cugine si rincontrerano per riannodare, anche ai fini culturali e turistici, i fili del passato. Assieme ai sindaci sarà presente, infatti, anche Tullio Vorano, direttore del Civico museo di Albona e presidente della comunità degli italiani di Albona. Da Arsia, progettata dallo stesso architetto triestino che progettò gran parte di Carbonia, Gustavo Pulitzer Finali, arriverà Josip Knapic. Guida una città pressoché identica a Bacu Abis, tipica per la sua edilizia estensiva. Arsia è ora croata e si chiama Rasa: è nata un anno prima di Carbonia. Tulio Demetlika è invece il sindaco di Albona, città che dal 1947 amministra quella che allora si chiamava Pozzo Littorio d’Arsia, in croato ribattezzata Piedalbona (Podlabin).
In questo caso sembra di essere in tutto e per tutto a Carbonia: la borgata mineraria progettata dall’architetto pesarese Eugenio Montuori (lo stesso dell’Hotel Centrale di via Fosse Ardeatine), ha addirittura un palazzo Ceva (come quello di corso Iglesias), nomi di vie uguali alla cugina del Sulcis, palazzi con i pistoni centrali e palazzine quadrifamiliari né più né meno come quelli che tutti i giorni abitano o si ritrovano davanti agli occhi i cittadini di Carbonia.
Con il protocollo di intenti di oggi che prelude al gemellaggio vero e proprio (deve essere deliberato dal Consiglio), si recupera un legame tra il Sulcis e il bacino istriano nato durante l’ultimo scorcio del Ventennio e interrotto nel 1945, quando l’Italia e l’Istria (occupata dalla ex Jugoslavia) presero strade diverse. Fonte: Unionesarda

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