Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 01-09-2010
In piena notte un fiume d’acqua prende a sgorgare da uno dei serbatoi di accumulo a monte della città e si incanala verso il mare. Migliaia di litri di acqua potabile sprecata mentre in diversi centri del Sulcis sono scattate le restrizioni dell’approvvigionamento.
Migliaia di litri di acqua potabile quasi ogni notte finiscono in mare. Uno spreco e una beffa, se si considera che di recente nel Sulcis Iglesiente sono scattate le restrizioni idriche o sono arrivate bollette da capogiro. Eppure pare non esserci un rimedio immediato per evitare che quasi tutte le notti vada persa una considerevole quantità di acqua. Il liquido sgorga dal serbatoio Nord di Carbonia e si incanala nel canale di guardia che attraversa la città e sfocia in mare. Difficile determinare con esattezza quanta ne vada sprecata, ma dalla condotta che esce dal serbatoio escono non meno di cinque litri di acqua al secondo.
Abbanoa la società di gestione delle risorse idriche che si occupa anche dell’approvvigionamento della città, ha ammesso di essere a conoscenza del problema. Tuttavia, nonostante vari tentativi per risolverlo, non è ancora riuscita ad arginare l’ingente spreco di acqua potabile che si ripete da settimane.
Ad accorgersene sono stati gli abitanti dei primi palazzi di via Dalmazia, dove il canale di guardia si interra per poi proseguire verso il mare. A svegliarli attorno alle due del mattino è stato il rumore dell’acqua che scendeva a cascata. A molti è parsa cosa strana dato che non stava assolutamente piovendo. Il fenomeno si è ripetuto anche anche durante la notte tra sabato e domenica. Verso le quattro del mattino ecco il solito fiume d’acqua scendere dalle colline attorno alla città e scorrere verso il mare.
Non c’è voluto molto per scoprire da dove proveniva tutta quell’acqua. Prima che il flusso si interrompesse (avviene di solito dopo l’alba) è stato sufficiente risalire il canale di guardia per arrivare dritti ad uno dei serbatoi di accumulo che la notte vengono riempiti per alimentare, durante il giorno, la rete di distribuzione dalla città. I deposito in questione è quello “Nord” costruito pochi anni fa alle pendici del monte Leone. Ad una cinquantina di metri dalla grande vasca, un getto d’acqua usciva da una grossa condotta. E non si trattava di un filino, ma di un getto imponente valutabile (ma potrebbe essere una stima per difetto) attorno ai cinque litri al secondo. L’acqua ha continuano a scorrere per quattro o cinque cinque ore. Tutto questo si ripeterebbe tre o quattro volte alla settimana. Uno spreco in un periodo in cui Abbanoa deve ricorrere a restrizioni idriche.
Sulle cause dell’inconveniente Abbanoa offre una spiegazione. Il flusso d’acqua dal serbatoio di accumulo sarebbe riconducibile a una riduzione sensibile dei consumi. In altre parole i tecnici inviano al serbatoio di accumulo sempre la stessa quantità d’acqua calcolata sulla base dei consumi standard, non essendoci un dispositivo che riduca immediatamente l’apporto. Quando i consumi per un motivo o per l’altro calano in maniera sensibile ecco che l’acqua in eccesso tracima e finisce nel canale. La situazione sarebbe già sotto controllo perché Abbanoa assicura di avere iniziato a regolamentare (ossia a diminuire) l’approvvigionamento dell’impianto. Ma prima che l’operazione venga perfezionata, altri migliaia di litri di acqua potabile rischiano di finire in mare. (Fonte: Unionesarda)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 08-08-2010
Da coop di operai che gestiva uno spaccio aziendale a costruttori di hotel. Quando si dice diversificare gli investimenti: ha deciso di seguire questa strada l’Euralcoop, aggiungendo il turismo al commercio. Sarà, infatti, la società che mosse i primi passi una trentina di anni fa nel polo industriale di Portovesme a realizzare a Carbonia l’albergo da 120 posti letto che sorgerà in via Costituente, di fronte allo stadio e affianco al liceo Scientifico.
L’hotel nascerà nonostante un passaggio di consegne: due mesi fa, quando tutto era pronto per l’avvio dei lavori, l’Euralcoop ha infatti rilevato aree, progetti e tutta la sfilza di autorizzazioni urbanistiche dalla Ichnos, la società di Iglesias a cui va comunque il merito di aver pensato e progettato la creazione della più grande struttura ricettiva che la città abbia mai avuto. Ma dopo aver acquistato il terreno dall’ex Iacp, aver disegnato l’albergo, incassato i nulla osta e addirittura recintato l’area del cantiere, una serie di circostanze stavano portando la Ichnos a rinunciare all’impresa. Invece l’albergo, che continuerà a chiamarsi “Sirai”, ha cambiato proprietà prima ancora che venisse posata la prima pietra.
Per la città cambia poco: già in settembre partiranno gli scavi e i lavori per un investimento da 6 milioni di euro.
A cambiare è però il padrone di casa dell’hotel: è quell’Euralcoop che nel 1985 gestiva lo spaccio aziendale a Portovesme e che quattro anni dopo aprì a Carbonia la prima grande struttura commerciale. Ora tramite la Reds srl, società cento per cento Euralcoop, si mette a costruire alberghi: «La decisione – spiega l’amministratore Nino Flore – non è stata presa a cuor leggero. Realizzeremo il progetto noi, nati come cooperativa operaia, perché riteniamo che si possa tramite questa impresa far fare a Carbonia il salto di qualità turistico sfruttando i flussi d’oltralpe».
L’investimento resta invariato: servono sempre 6 milioni di euro, i posti letto saranno 120, quelli di lavoro una ventina a regime, qualcuno in più nell’alta stagione: «Non ci nascondiamo le difficoltà – prosegue Flore – ma come siamo stati i primi a lanciare la città dal punto di vista commerciale, forse in modo presuntuoso pensiamo che saremo i primi a dare inizio a un percorso turistico di massa». Precisazione non casuale perché comunque, fra bed and breakfast, un piccolo albergo e diversi affittacamere, Carbonia si affaccia nel campo della ricettività con un’ottantina di posti letto. E l’Hotel Centrale continua a restare chiuso da vent’anni e in degrado totale. (Fonte: Unionesarda)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 17-07-2010
C’era anche il progetto di parco eolico che le società Quantas e Fonteolica progettavano di realizzare sui terreni degli eredi Fenu (una delle quali è la madre del presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo) tra le carte sequestrate dai carabinieri in casa di Pinello Cossu. L’ex consigliere provinciale del Sulcis, indagato assieme a Flavio Carboni per corruzione, custodiva il carteggio assieme alle bozze di protocollo d’intesa mai firmate dalla Regione. Per arrivare all’identificazione dei terreni e dei progetti gli esperti incaricati dalla procura stanno incrociando carte, mappali e autorizzazioni. Il punto di partenza è l’accordo stretto tra Fonteolica (società a partecipazione pubblica che ha sede a Prato e il cui amministratore unico si chiama Renzo Puccetti) e Karios 32, una delle holding costituite dal gruppo Carboni e affidata al “prestanome” Pino Tomassetti. Si tratta di una dichiarazione d’intenti con la quale le due società decidono di fondare una NewCo nella quale far confluire progetti, terreni, opzioni e autorizzazioni. Tra queste anche la pratica che Fonteolica, per suo conto, aveva provveduto ad acquisire a seguito di accordo con la veneziana Quantas, la società che ha stipulato il contratto d’affitto per i terreni di Carbonia, di proprietà degli eredi Fenu. Sono stati gli stessi legali della compagine veneziana ad aver dato conto, nelle scorse settimane, della costituzione di un’associazione in partecipazione tra Quantas e Fonteolica, tanto che se ne trova traccia anche nel ricorso presentato al Tar contro le delibere anti-eolico adottate lo scorso 12 marzo dalla Giunta regionale. Resta ora da capire come il progetto sia finito tra le carte sequestrate a Pinello Cossu, che i magistrati riconducono al progetto di Flavio Carboni di mettere le mani sull’intero affare delle energie rinnovabili in Sardegna. Tra il materiale acquisito dalla Polizia giudiziaria, infatti, ci sono le copie di due planimetrie realizzate da Fonteolica a proposito di un parco da realizzare nella zona di Cortoghiana, non distante da Portovesme e Nuraxi Figus. Proprio i terreni presi in affitto dagli eredi Fenu, con contratto firmato lo scorso 10 marzo. Di un possibile interessamento del comitato d’affari guidato da Flavio Carboni per quei tre mappali (che ai proprietari renderanno 96 mila euro l’anno) si parlava da mesi, ma fin qua non si erano mai trovati riscontri. C’é da precisare che né gli eredi Fenu né la presidente Lombardo sono toccati dall’inchiesta in corso. Due mesi fa la stessa esponente del Pdl aveva dato spiegazioni in merito: «Ho l’obbligo di precisare che quei terreni sono di proprietà di mia madre e di mio zio, che non si sono mai occupati di energie rinnovabili. Tempo fa la società Quantas ha fatto sapere ai miei familiari di aver presentato un ulteriore progetto al Comune di Carbonia, datato 7 agosto 2009, con allegata relazione paesaggistica. L’ultimo atto che ha riguardato i miei parenti è quello relativo alla stipula del contratto. Del resto della procedura i miei non sanno niente, in quanto si sono limitati a cedere il terreno. Dalle carte risulta chiaro: mia madre e mio zio non sono mai stati direttamente interessati a realizzare un parco eolico». (Unionesarda)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 29-06-2010
Dopo i tagli annunciati, la sanità del Sulcis incassa dalla Regione soldi veri: quasi due milioni di euro che serviranno a potenziare il reparto di Medicina nucleare e diagnostica per immagini dell’ospedale “Sirai” di Carbonia. Alla Asl 7 è stato infatti assegnato dall’assessorato regione alla Sanità un finanziamento di un milione e 680 mila euro, fondi che rientrano in un cospicuo pacchetto di contributi acquisiti dalla Regione tramite un bando europeo ed erogati alle Asl con uno scopo preciso: consentire l’ammodernamento tecnologico degli ospedali.
Le scelte sono avvenute dopo una consultazione con l’Azienda sanitaria del Sulcis. Carbonia ha puntato sull’alta diagnostica e, difatti, il finanziamento verrà utilizzato per comprare due importantissimi macchinari: uno per la risonanza magnetica ad alto campo e una nuova apparecchiatura per la scintigrafia. La scelta è caduta su questi interventi per due motivi: da un lato il macchinario per la scintigrafia, acquistato nel 1995, è diventato obsoleto, dall’altro l’apparecchio per la risonanza magnetica disponibile attualmente ha un utilizzo limitato quasi esclusivamente in campo ortopedico e non, ad esempio, nella branca della neurologia. Inoltre, il grado di definizione delle immagini non è eccelso.
Tutte ottime ragioni, insomma, che sembrano giustificare ampiamente la decisione di usare i soldi stanziati dalla Regione per l’acquisto di nuove apparecchiature per la scintigrafia e la risonanza magnetica ad alto campo. «Abbiamo soddisfatto – ha rimarcato l’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori – le esigenze di territori spesso trascurati».
Ma l’acquisto di questi macchinari e il potenziamento della medicina nucleare avrà risvolti positivi in un altro senso: trattandosi di apparecchiature nuove e più potenti, si accorceranno anche le liste di attesa. In questo momento, tranne ovviamente che per le urgenze e per i pazienti ricoverati, per essere sottoposti a una risonanza magnetica oppure a una scintigrafia occorre attendere dai due ai tre mesi.
La Regione sembra procedere quindi su due binari: chiede alle Asl di applicare il “patto del buon governo” e di tagliare le spese sanitarie anche a costo di rinunciare a reparti doppioni (nel mirino Ginecologia, Ortopedia, Pediatria) e, al contempo, finanzia il potenziamento di alcuni settori. Scelte che hanno provocato forti polemiche fra gli amministratori locali ma che vengono difese, e motivate, da Giorgio Locci, consigliere regionale Pdl e componente della Commissione Sanità: «Il disavanzo ci obbliga a superare il dualismo fra Carbonia e Iglesias, eliminare gli sprechi per poter investire in nuove strutture ora assenti, come ad esempio la Neurologia e la Pneumologia o la creazione di reparti di eccellenza». (fonte:unionesarda.it)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 27-05-2010
I siti che ospiteranno i “bomboloni”, cioè i serbatoi di accumulo, sono già stati prescelti: sono quattro aree pubbliche nelle vie Carducci, Mazzini, Puglie e Castelsardo. È, questo, l’atto che prelude alla partenza dei lavori per la realizzazione della rete del gas di città. Una maxi operazione da nove milioni di euro che scatterà «con l’apertura dei cantieri entro la fine dell’anno», preannuncia il sindaco Tore Cherchi.
Insomma, è iniziato il conto alla rovescia e dal momento che l’appalto è già stato aggiudicato con un iter che si protratto per anni, appare quasi come un semplice atto dovuto l’approvazione del progetto definitivo in programma nella prima quindicina di giugno. Il progetto della rete del gas di città decollerà ancora prima che dall’Algeria arrivi il metano del Galsi. E per due motivi: inutile aspettare che la condotta giunga sulle coste del Sulcis dal nord Africa e sarebbe un peccato “sprecare” una progettazione che già prevedeva da tanto tempo la possibilità di erogare nella rete cittadina gas alternativi, in questo caso il gpl. L’orientamento del Comune, anche per dare un segnale dinanzi a un’operazione che si sta trascinando da quasi dieci anni, è di dare il via comunque ai lavori. Questo servirebbe, inoltre, per rodare l’impianto in attesa che diventi realtà il gasdotto italo algerino.
Il gas inizialmente verrebbe acquistato nei luoghi di produzione, stoccato nei depositi di accumulo individuati in quattro angoli della città e quindi “spinto” verso tutte le utenze, oltre 17 mila, che saranno collegate direttamente alle tubazioni. «Contiamo di iniziare entro il secondo semestre del 2010 – aggiunge il primo cittadino – e di fare in modo che la rete sia operante entro il biennio». Cioè: tempo un paio di anni e spariranno le bombole del gas per cucinare o per lo scaldabagno. Può essere che il prezzo dell’aria propanata sia leggermente superiore a quello del metano algerino, ma il risparmio per le famiglie e le aziende è comunque garantito e potrebbe aggirarsi attorno al 20-30 per cento. Stima destinata a crescere con l’erogazione del metano.
I costi di tutta questa operazione riguardano da un lato esclusivamente Carbonia (appunto nove milioni di euro, 120 chilometri di tubi) e dall’altro i Comune del bacino 34 di cui fanno parte anche Calasetta, Carloforte, San Giovanni Suergiu e Sant’Antioco (altri undici milioni). Ma il primo Comune pronto è quello di Carbonia, non fosse altro perché il progetto base esisteva da quasi dieci anni anche se, paradossalmente, era stato stoppato e riveduto quando si era concretizzata l’ipotesi del gasdotto algerino.(fonte:Uninesarda.it)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 25-05-2010
Settantadue case (per ora) virtuali. Sono quelle popolari (16) e a canone concordato (60) che Area dovrebbe realizzare: i contenziosi e i problemi che sinora le hanno bloccate sono, in un caso, a un passo dall’essere definiti, per un altro esiste invece il rischio che il numero degli alloggi diminuisca. Molto dipenderà dalle decisioni, a giorni, della Regione che potrebbe sbloccare situazioni congelate da anni. Riguardano due interventi molto attesi in città attesi: il cantiere di via Roux e i progetti per Bacu Abis e Cannas di Sotto.
Nella prima delle questioni aperte e vicine alla soluzione, Area sta costruendo 60 alloggi (30 bifamiliari) a canone convenzionato. Ma il cantiere è chiuso da tre anni dopo che sono sorti solo 15 edifici, lasciati peraltro allo stato grezzo. L’impresa d’appalto aveva abbandonato tutto dopo aver scoperto che la zona scelta per l’intervento di edilizia pubblica era edificabile solo in parte. Tre anni di contenziosi con l’impresa sono giunti al termine nei giorni scorsi con una definizione di massima dell’accordo di transazione. La ditta ha deciso di rinunciare alla richiesta di danni e di ulteriori pretese e riceverà alcune centinaia di migliaia di euro per i lavori svolti. A quel punto Area aggiornerà il progetto e ribandirà una nuova gara d’appalto. Bene che vada, tutta questa operazione dovrebbe concludersi entro l’anno. Ad attendere con impazienza sono le 250 famiglie che dal 2007 compongono la graduatoria per l’assegnazione di queste case che, per ora, esistono soltanto sulla carta.
Rischiano, invece, un drastico ridimensionamento i progetti relativi alle 16 case popolari che l’Azienda deve costruire nella frazione di Bacu Abis e a Cannas di Sopra, otto in entrambe le realtà. La situazione si è complicata non poco: le progettazioni sono rimaste ferme per circa cinque anni nell’ufficio tecnico comunale, sino a quando le concessioni edilizie non sono scadute. Per entrambi gli interventi l’Azienda aveva a disposizione 650 mila euro, che però non bastano più: con il passare del tempo, infatti, secondo le attuali stime di mercato quelle risorse si sono rivelate insufficienti per la costruzione di tutti gli alloggi ed inoltre il progetto di Bacu Abis ha subito delle modifiche. Risultato: i soldi stanziati in precedenza non soddisfano più l’investimento e la palla è ritornata alla Regione. Dovrà decidere se integrare il finanziamento portandolo a circa 800 mila euro per progetto oppure procedere con i fondi originari. Se dovesse prevalere la seconda ipotesi non nascerebbero più 16 appartamenti, ma bisognerà rinunciare alla costruzione di quattro o cinque alloggi.

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 25-05-2010
iccoli archeologi crescono a Tratalias. All’ombra della cattedrale romanico pisana di Santa Maria di Monserrat gli studenti delle scuole medie del paese hanno aperto una finestra sul mondo dell’archeologia. E per farlo hanno scelto il borgo medievale, vero e proprio laboratorio archeologico a cielo aperto, per una giornata dal tema “Sfogliando le storie della terra. Scavando s’impara”. La manifestazione, organizzata dalla Sémata, la cooperativa che gestisce il sito, ha visto la partecipazione di una ventina di studenti guidati dagli insegnanti e dagli archeologi Nicola Sanna e Sara Podda. E che presto verrà proposta anche alle altre scuole del territorio con l’obiettivo di fare del borgo un vero e proprio laboratorio archeologico.
Armati di cazzuole, pennelli e tanta curiosità, gli archeologi in erba hanno potuto esplorare il mondo dell’archeologia, vivere il “fascino” della scoperta (simulata) di rovine, statue e vasi dipinti o il mistero di un’iscrizione antica. Un’esperienza diversa e tale da far comprendere tutto il lavoro e la passione che circonda il mondo dell’archeologia e, in particolare, aprire una finestra nel passato dell’Isola e del Basso Sulcis, territorio così ricco di testimonianze appartenenti a epoche e civiltà diverse. «In questo contesto il laboratorio archeologico – spiega Luca Sarriu, presidente della Sémata – permette di ripercorrere le fasi più importanti del mestiere dell’archeologo, attraverso la lettura di una sequenza stratigrafica, in cui sono rappresentati, in ordine cronologico, i principali momenti della storia sarda. Inoltre, “sfogliando” il terreno e ripercorrendo a ritroso la storia, viene offerta ai ragazzi la possibilità di sviluppare nuove capacità di osservazione utili a interpretare i dati emersi nei diversi strati di scavo». Ma il mondo dell’archeologia, a Tratalias, non vuole aprirsi solo ai più giovani. Giovedì 27 maggio, nel pomeriggio, infatti, sarà offerta la possibilità di cimentarsi in una vera e propria simulazione di scavo archeologico anche agli adulti. Per informazioni scrivere all’indirizzo coopsemata@gmail.com

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 15-05-2010
La folla delle grandi occasioni, autorità, bambini delle scuole e una pioggia incessante hanno salutato ieri mattina l’inaugurazione del villaggio nuragico di Seruci, a Gonnesa. Da oggi il sito archeologico sarà aperto al pubblico, con la preziosa consulenza delle guide che illustreranno le peculiarità del villaggio. Ma ieri è stato il grande giorno, dedicato al taglio del nastro che sancisce ufficialmente l’apertura di Seruci al pubblico, a più di un secolo dalla sua scoperta e dopo ben 9 campagne di scavi.
Un giorno di festa, nonostante la pioggia, per la comunità gonnesina che non è voluta mancare al battesimo del nuraghe. «Questo sito ha delle enormi potenzialità dal punto di vista archeologico – ha detto il sindaco di Gonnesa, Pietro Cocco – ed è unico anche per l’ambiente in cui è incastonato, con vista sul mare. Un gioiello che oggi apre al pubblico e che vogliamo valorizzare ulteriormente». L’apertura al pubblico di Seruci è l’arrivo di un percorso durato decenni, segnato dalla collaborazione tra la Soprintendenza, le diverse amministrazioni comunali di Gonnesa e la Regione. E c’è ancora tanto da fare.
«L’apertura al pubblico è una grande soddisfazione – ha commentato la dottoressa Mureddu della Soprintendenza – adesso l’obiettivo è quello di continuare gli scavi e arrivare all’apertura di tutto il monumento. Gonnesa è ricca di testimonianze antichissime, non dimentichiamo ad esempio l’archeologia subacquea». All’inaugurazione è presente anche Vincenzo Santoni, ex Soprintendente, che ha seguito diverse campagne di scavi a Seruci. «Mi ricordo ancora le prime volte in cui ispezionammo il nuraghe, quando l’intera area era di proprietà privata – dice Santoni – in questo sito abbiamo trovato una testimonianza importante, un frammento di rame probabilmente del XII secolo avanti Cristo che dimostra la centralità della Sardegna nella produzione metallifera». Interessanti e ancora da valorizzare le capanne sparse nei sei ettari che costeggiano il nuraghe centrale. «Luoghi come questo dimostrano che nel Sulcis le occasioni ricreative garantite dal mare e dalle spiagge vanno di pari passo con la cultura», ha detto l”assessore provinciale Cinzia Micheletti. Dopo tanta attesa da oggi le porte di Seruci saranno finalmente aperte al pubblico. (fonte:unionesarda.it)

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 08-05-2010
Più che un tour elettorale, una via crucis nei luoghi simbolo della crisi industriale del Sulcis. Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Pd, accompagnato dal candidato del centro-sinistra per la Provincia, Tore Cherchi, e da tutto lo stato maggiore del partito, inizia la visita dal Ponte per il Lavoro della Rockwool sulla 130.
Parla con i lavoratori, ascolta l’ansia di chi non sa più che futuro garantire alla famiglia, da quando la Rockwool ha deciso di trasferire altrove la produzione di lana di roccia. «Qui operano molte multinazionali e il territorio subisce forti scompensi per l’azione di queste società che comprano, non fanno investimenti e poi fuggono – dice Bersani – ci vuole grande attenzione e incoraggiare gli investimenti di nuovi imprenditori, non abbandonare i lavoratori». Dalla lana di roccia di Iglesias alle industrie di Portovesme. L’appuntamento è all’Eurallumina dove, dice un operaio guardando quegli impianti fermi da più di un anno, « il silenzio della fabbrica è assordante». Nella sala assemblee ci sono operai di tutte le fabbriche, i minatori della Carbosulcis, tanti lavoratori delle piccole imprese. A turno raccontano a Bersani delle loro fabbriche: c’è l’Eurallumina chiusa da più di un anno, così come la Otefal, con i lavoratori in cassa integrazione e senza certezze sul riavvio; c’è l’Alcoa, che fino a qualche mese fa aveva in serbo per Portovesme una fermata temporanea e ora deve sciogliere le riserve sul futuro; c’è la Portovesme srl, che avrebbe un piano industriale ma l’accordo di programma con lo Stato ancora non si è concluso.
Prende parola Tore Cherchi, molto applaudito dagli operai: proprio da un gruppo di lavoratori dell’Eurallumina era partita una raccolta di firme per convincere il sindaco di Carbonia a scendere in campo. Cherchi nomina le emergenze una per una, i problemi e gli ostacoli con cui i lavoratori devono fare i conti. « Il lavoro deve diventare un tema centrale, fondamentale – dice Bersani – se c’è un lavoratore che difende il suo posto di lavoro, sta difendendo il suo salario ma anche un pezzo di tessuto industriale del Paese. Se i lavoratori dell’Alcoa non avessero fatto la battaglia che tutti conosciamo, probabilmente quella partita sarebbe finita: con la vostra lotta avete reso un servizio al paese». Ovazione dalla platea, il ricordo delle lotte di qualche mese fa è ovviamente ben presente tra i lavoratori. Il segretario del Pd si sofferma anche sulla vertenza Eurallumina: «Telefonate a parte, sarebbe servita maggiore serietà dal Governo – dice Bersani, riferendosi alla telefonata di Berlusconi a Putin – queste questioni non si regolano con telefonate d’amicizia, bensì facendo appello ai rapporti bilaterali che esistono tran Italia e Russia. E ovviamente sarebbe meglio se si superassero tutti gli ostacoli, giusto per togliere gli alibi alla multinazionale». La visita di Bersani nel martoriato polo industriale finisce con l’urlo ritmato ed unanime dei lavoratori: « L’Eurallumina deve riaprire».

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Posted by admin | Posted in Notizie | Posted on 18-01-2010
Considerato il sito in cui verrà cucinata, la pasta non potrà essere che alla “carbonara”. Quanto al vino, c’è già: è un nero piuttosto robusto e si chiama, manco a dirlo, “Carbone”. Un Carignano del Sulcis che si potrà sorseggiare con lo sguardo rivolto ai castelli minerari, simbolo di una città e delle fatiche della sua nascita. Nella Grande Miniera di Serbariu aprirà, infatti, un ristorante da 250 coperti. Il Cicc, Centro italiano per la cultura del carbone, ente che gestisce d’intesa con il Comune le attività culturali ed economiche che si svolgono nel compendio minerario, ha appaltato a una società di ristorazione di Carbonia l’utilizzo di uno degli edifici della vecchia miniera ristrutturati di recente. È l’ex magazzino, un caseggiato di quattrocento metri quadrati, con un vasto piano terra e un ampio soppalco.
L’apertura del ristorante completerà le strutture della Grande Miniera, sede del Museo del carbone, del Museo Paleontologico (dov’è tuttora allestita la mostra di Mirò), del Centro ricerche della Sotacarbo e di alcuni laboratori di Sardegna ricerche.
Alla gara pubblica indetta dal Cicc aveva aderito solo una società che ha dimostrato di avere i requisiti necessari. Dall’intera operazione il Cicc incasserà circa diecimila euro all’anno: è il canone di affitto fissato dall’amministrazione del sistema museale dell’ex miniera. Ma parte del canone sarà inizialmente destinato a realizzare qualche lavoro di adeguamento dei locali destinati ad ospitare ristorante, bar e pizzeria.
«Ci è sembrata – ha commentato il direttore del Cicc, Antonello Murgia – una concessione doverosa dal momento che è anche nostro interesse favorire l’avvio concreto e duraturo di una attività che può contribuire a valorizzare l’intero complesso».
Il ristorante della Grande Miniera potrebbe aprire entro aprile. Il locale è un ex magazzino in cui, durante il periodo di attività della miniera venivano custoditi attrezzi e materiali. Fra il piano terra e il soppalco realizzato nell’ambito della ristrutturazione dell’edificio eseguita dal Comune, dovrebbero trovare posto circa 250 coperti.
Inoltre, il Cicc ed il Comune hanno concesso in affitto anche uno dei cinque locali ad uso artigianale che si trovano quasi all’ingresso del sito. Se l’è aggiudicato Antonello Tuveri, un artigiano-artista di Carbonia esperto nella lavorazione della ceramica: «Contiamo – ha concluso Antonello Murgia – di bandire un’altra gara per l’assegnazione degli altri laboratori». Fonte:Unionesarda

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