ott
24

Riflettori accesi sulla città dei minatori

Carbonia incassa i premi, fa scuola di recupero urbanistico e si prepara a festeggiare il prossimo compleanno della città con alcuni ospiti di lusso: i vertici della Commissione europea ai Beni culturali. Meglio di così la missione di Evora non poteva andare: nell’antica città nel cuore del Portogallo, recentemente promossa dall’Unesco città-museo, il sindaco Giuseppe Casti e il presidente della Provincia (nonché ex sindaco di Carbonia) Tore Cherchi, hanno ritirato il Premio europeo del Paesaggio, edizione 2011, vinto dal capoluogo del Sulcis nell’ambito del concorso indetto dal Consiglio d’Europa.

Il premio consiste in una targa in trachite: pietra che Carbonia conosce assai bene perché è stata utilizzata per costruire la città. Ma sono decisamente beneauguranti gli scenari che adesso si apriranno grazie al riconoscimento che, prima la Commissione nazionale del ministero ai Beni culturali, poi il Consiglio d’Europa, hanno attribuito a “Carbonia landscape machine”. È il nome del programma, o meglio: dell’insieme delle azioni che in tutti questi anni sono state intraprese per recuperare e valorizzare gran parte del patrimonio ex minerario, tutelando l’impianto urbanistico e architettonico della cittadini simbolo dell’industria del Novecento: «Questo premio ci onora – ha sottolineato il sindaco Casti – e rappresenta un punto di partenza per dare slancio alle nostre attività». IL MODELLO Intanto “Carbonia landscape machine” è diventato un modello per la rivalutazione di altre aree urbane e industriali degradate. «Sigleremo – ha puntualizzato Casti – un protocollo d’intesa con il ministero per portare avanti altre attività di riqualificazione, parteciperemo a un convegno in Campania in cui ci è stato chiesto di illustrare i tratti salienti delle nostre attività, analogamente abbiano stretto contatti con docenti universitari di Napoli». E il 18 dicembre, per il compleanno della città, il fiore all’occhiello: «Al 90 per cento ospiteremo il presidente e il dirigente della Commissione europea alla Cultura». Della missione ad Evora hanno fatto parte anche l’ex assessore ai Lavori pubblici Giacomo Guadagnini, l’urbanista Antonello Sanna e Alessandra Fassio, della Direzione generale del ministero dei Beni culturali.

ott
18

Fronte contro l’inquinamento

C’è chi chiede maggiori controlli ambientali, chi vorrebbe uno screening sanitario e chi invoca le bonifiche per provare a voltare pagina: ieri mattina, davanti alla sede della Provincia in via Argentiera, movimenti civici ed associazioni ambientaliste si sono dati appuntamento per un sit- in sull’emergenza ambientale nel Sulcis. Cartelli, striscioni (da Mortovesme a Gli indignati di Nuraxi Inquinus ), bandiere e tanta voglia di far parlare di ambiente e salute.

I primi ad arrivare sono i “Carlofortini preoccupati”. «Nella nostra isola non c’è nemmeno una centralina di monitoraggio per le sostanze inquinanti – dice Salvatore Parodo – perché noi non rientriamo nell’area ad alto rischio, eppure davanti a noi ci sono le ciminiere di Portovesme: è ovvio che con particolari condizioni di vento, le emissioni arrivino anche a Carloforte. Vogliamo solo sapere cosa respiriamo».
Gli ambientalisti a Carloforte sono davvero preoccupati, tanto da aver commissionato analisi a proprie spese. « I risultati sono sconcertanti – dice Salvatore Casanova – ad esempio abbiamo i valori di cadmio 32 volte superiori alla norma». Anche Nuraxi Figus ha la sua emergenza e infatti ieri mattina le bandiere dell’associazione Adiquas erano in prima fila. «Dal ’93, quando è stata istituita l’area ad alto rischio, fino ad oggi ben poco è stato fatto – dice Giancarlo Ballisai, presidente dell’associazione di Nuraxi- abbiamo tante potenzialità nel turismo, nell’agricoltura, ma le bonifiche non partono». Nella frazione gonnesina si contesta in particolare l’innalzamento della discarica Carbosulcis deliberato dalla Regione qualche mese fa.

«Vogliamo chiarezza sulle analisi fornite dalla Carbosulcis in seguito ai superamenti – dice Manuela Piras – anche l’Arpas ha messo in discussione il metodo utilizzato e poi sono state eseguite dal responsabile di un laboratorio, indagato per traffico di rifiuti nel processo. Vorremmo chiarezza». Maggiori controlli sulle emissioni chiedono anche da Cortoghiana: «Noi siamo vicinissimi alla discarica della Carbosulcis – dice Adriano Stagno, del Comitato di quartiere – eppure non c’è una centralina a monitorare l’aria». Nel sit-in c’era anche Angelo Cremone, consigliere provinciale di Portoscuso. «Può sembrare una contraddizione – dice Cremone – ma ci sono cose con cui non sono d’accordo: ad esempio i controlli sui fumi di acciaieria, gestiti completamente dalla Portovesme srl che è controllore e controllata». Tra striscioni e cartelli ironici e pungenti spunta anche una bandiera unica nel suo genere: è il Sulcis raffigurato sulla bandiera europea, una creazione degli artisti della Giuseppe Frau Gallery.

«Non siamo voluti mancare – dice Davide Porcedda – perché siamo presenti in tutte le manifestazioni in cui si promuove lo sviluppo del Sulcis». Dopo il sit-in i manifestanti hanno incontrato l’assessore provinciale all’Ambiente Carla Cicilloni. « Ci siamo confrontati chiarendo alcuni aspetti – dice l’assessore – innanzitutto sull’autorizzazione alla Carbosulcis la Provincia ha scelto una via restrittiva, autorizzando solo uno degli anelli richiesti dalla società e sollecitando l’azienda mineraria a concentrarsi sull’attività estrattiva. Sull’ubicazione delle centraline di monitoraggio non possiamo intervenire perché sono di competenza dell’Arpas». Fonte:Unionesarda

giu
09

«Il carbone? Ha un futuro»

A meno 400 metri, nelle gallerie dell’unica miniera di carbone attiva in Italia, a Nuraxi Figus, Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, rilancia la scommessa sull’oro nero del Sulcis. Lì, dove i minatori lavorano alla messa in sicurezza della parete di coltivazione in attesa che parta il nuovo taglio, risulta chiaro che la miniera vive e può continuare a vivere.

«È attualissima la discussione sul nucleare e sulle fonti alternative di approvvigionamento energetico», dice la Camusso, con casco, tuta e scarponi d’ordinanza: «Il carbone può e deve avere un futuro, legato alla ricerca e all’innovazione tecnologica, che possano consentire di sfruttarlo nel pieno rispetto dell’ambiente. Questa è il traguardo cui si deve puntare». Susanna Camusso, accompagnata dal segretario regionale Cgil Enzo Costa e da Salvatore Barone della segreteria nazionale (con i tecnici della Carbosulcis a fare da ciceroni ), ha visitato il cantiere nel sottosuolo dove i minatori, attraverso un moderno sistema di bulloni, preparano un nuovo fronte.

La fatica del lavoro a meno 400 si coniuga con la tecnologia, lo studio e la progettazione, dalla coltivazione al taglio al trasporto in superficie del carbone. «Un ambiente di lavoro assolutamente unico», commenta Susanna Camusso mentre visita le gallerie. Sottoterra ci sono 30 chilometri di tunnel. Il nuovo taglio che tutti attendono speranzosi per rilanciare la produzione dovrebbe partire per la fine di luglio. Ma la sorte della miniera non si decide al buio caldo e umido dei meno 400. Entro pochi mesi dovrà essere definito il progetto integrato e il bando per l’assegnazione della concessione mineraria, preoccupandosi di avere la benedizione Ue. Il segretario della Cgil, conclusa la visita in miniera, ne ha discusso col direttore generale della Carbosulcis, Mario Porcu, e la Rsu, impegnandosi a sollecitare il Governo per l’esame del progetto Sulcis a Bruxelles.

giu
04

Storia di un ponte inutilizzato: abbandonato e pericoloso

E’ diventato il ponte dei pericoli: camminarci significa dover scansare frammenti di vetro ed evitare di inciampare sulle assi sconnesse e marce. Avrebbe dovuto rappresentare una sorta di skyline sulla parte meridionale della città, un passeggiata fra palazzi e palazzine della città di fondazione, ed invece il nuovo ponte in ferro sul rio Cannas e la lunga passerella sopraelevata che collega villa Sulcis all’area archeologica di Cannas di Sotto non lo percorre nessuno.

Circa dieci anni fa costò, nell’ambito del programma di riqualificazione urbana Rio Cannas ancora in corso, circa un miliardo di lire. Soldi buttati per un’opera che comprende anche un punto ristoro mai nato (il Comune non riesce ad assegnarne la gestione) e lasciato in balia dei clochard: ci dorme regolarmente un uomo senza fissa dimora a cui pochi giorni fa alcuni teppisti hanno incendiato coperte e materasso. Fa da contorno una piazzetta circondata dalle erbacce e presa puntualmente di mira dai vandali. A queste condizioni, non deve assolutamente meravigliare se chi deve attraversare il ruscello, preferisce passare sul vecchio e sgangherato ponticello realizzato circa 60 anni fa. Per molti è addirittura più sicura della nuova infrastruttura che è rimasta chiusa per molti mesi: «Difficile camminare senza correre il rischio di cadere ad ogni passo – accusa Emilio Murroni, pensionato “sorpreso” mentre passa sul ponticello – quasi tutte le assi sono sconnesse e noi anziani abbiamo difficoltà». Se il ponte e la passerella sono una trappola per i pensionati, figurarsi per gli invalidi in sedia a rotelle: dopo le rampe di accesso occorre fare i conti le assi ballerine, e alcune anche marce, che rendono impossibile procedere se non sbalzi.

Di fatto è una barriera architettonica realizzata con i soldi pubblici: «Di quel ponte è meglio non fidarsi – asserisce uno studente, Nicola Loru – non sia mai che le tavole rovinate si stacchino». C’è, poi, chi predilige il vecchio ponticello non solo per comodità (Luigi Cau, pensionato, asserisce che «si risparmia tempo»), ma anche per questioni affettive: «Questa nuova struttura in ferro e cemento – afferma Stefania Antinori – è come un corpo estraneo e ora si rivela per giunta pericolosa: l’idea della passerella era buona ma si sarebbe potuto risparmiare denaro sistemando il ponticello che tutti preferiscono».

mag
09

10.000 ganasce fiscali

Migliaia di imprese e di famiglie del Sulcis Iglesiente rischiano di vedersi sequestrare auto e mezzi agricoli. Lo spettro del fermo amministrativo di automezzi privati e aziendali aleggia su una marea di contribuenti di un territorio già profondamente segnato dalla crisi. La società di riscossione Equitalia sta, infatti, procedendo all’invio di circa diecimila preavvisi di fermo amministrativo. Sono le cosiddette ganasce fiscali, ovvero il blocco amministrativo dei veicoli intestati al contribuente disposto come metodo di riscossione coattiva dei tributi non pagati.
Si tratta di una nuova mazzata che sta per abbattersi sia sul popolo delle partite Iva (commercianti, artigiani, imprese agricole e di allevamento già prostrate dalla crisi del mercato e dalla pressione fiscale), ma anche (e sarebbero la maggior parte) su moltissime famiglie e cittadini che, in difficoltà economica, non hanno pagato bollette, multe o sanzioni.
Il provvedimento riguarda i contribuenti del Sulcis Iglesiente dove sono attese dalle nove alle diecimila cartelle esattoriali: in tutto il territorio della ex Provincia di Cagliari ne sarebbero in arrivo circa 30 mila. Nel Sulcis, quasi la metà destinata alle imprese. La riscossione spetta alla società preposta, Equitalia, che chiaramente agisce non per volontà propria ma su input degli enti impositori che battono cassa nei confronti dei contribuenti morosi.
Pertanto, quello che sta per accadere, e che in parte è già iniziato dato che le prime cartelle esattoriali sono già partite, rischia di aggravare la tensione sociale. L’inquietudine, emersa anche nel corso della recente diretta da Carbonia durante la trasmissione tv “Annozero”, è palpabile. Sono molte, infatti, le aziende e le società che verranno raggiunte dal provvedimento. Secondo alcune stime, nel solo Sulcis Iglesiente dovrebbero essere dalle tre alle quattromila. Fanno parte di quel popolo delle partite Iva che è sempre più in difficoltà nel pagamento dei contributi Inps, personali o dei dipendenti, dell’Iva, degli adempimenti connessi alla dichiarazione dei redditi. Una valanga di cartelle attese con preoccupazione e ansia dalle piccole imprese che, per superare la crisi, chiedono invece a Stato e Regione una moratoria fiscale e una dilazione dei pagamenti.
Ipotesi presa in considerazione recentemente nel corso degli incontri a Cagliari fra gli amministratori del territorio (Provincia e Comuni) e le agenzie regionali di Equitalia, Entrate e Inps. Sono stati convocati attorno ad un tavolo per valutare le possibili misure da applicare per alleggerire la pressione fiscale.
Moltissimi avvisi arriveranno invece a casa di semplici cittadini rimasti indietro, nonostante i solleciti, con i pagamenti di tributi e tasse: su tutte, la Tarsu e il bollo auto. In tanti non hanno ancora onorato contravvenzioni ricevute negli anni scorsi. Infine, molti altri ancora hanno smesso di rispettare i piani di rientro che avevano concordato per ripianare i debiti col fisco. Una minima parte delle morosità non è ovviamente riconducibile alla crisi ma a disattenzioni dei contribuenti.

mag
03

Alcoa, dopo l’incidente guerra all’onda nera

Lotta senza sosta all’olio combustibile fuoriuscito dal serbatoio Enel mercoledì scorso. «I lavori – dicono dall’Enel – sono andati avanti incessantemente dal giorno dell’incidente e proseguiranno anche domani e nei giorni successivi. Stiamo procedendo con rigore e celerità, non c’è nessun rischio».

Nello stabilimento dell’Alcoa, che ha le condotte dell’acqua piovana comunicanti con la centrale Enel, si continua a tenere d’occhio il cielo, sperando che non piova troppo. Una parte delle condotte è ostruita dall’olio solidificato e si teme che una pioggia abbondante non possa essere smaltita. «Siamo preoccupati – dicono Bruno Usai e Pierpaolo Gai, delegati della Fiom nella Rsu Alcoa – ma stiamo constatando che i lavori procedono».

Ieri pomeriggio su Portovesme è caduta qualche goccia (niente rispetto al resto alle precipitazioni registrate nel resto dell’Iglesiente: i vigili del fuoco hanno effettuato numerosi interventi, fra cui uno nella chiesa di San Francesco che rischiava l’allagamento), ma non c’è stato alcun disagio. «Gli operai stanno lavorando – conferma Massimo Cara, delegato Cisl nella Rsu e per la sicurezza – certo rimane tutta la nostra preoccupazione: dobbiamo solo sperare che non piova. Continueremo a monitorare la situazione finché tutto tornerà alla normalità».

L’incidente si è verificato mercoledì di primo mattino: da un serbatoio di servizio della centrale Enel “Portoscuso” sono fuoriusciti 150 metri cubi di olio combustibile, in gran parte confluiti in apposite canale di raccoglimento in cemento ma in parte finiti nelle condotte che dovrebbero raccogliere l’acqua piovana. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti l’Arpas e i vigili urbani di Portoscuso, mentre la Guardia costiera ha ispezionato la costa per escludere la presenza di perdite d’olio in mare. Da allora è in azione una task force per ripulire tutta l’area.

mar
04

Industrie, investimenti a lavoro zero

Prima i cassintegrati, poi i disoccupati. È talmente lunga la fila dei lavoratori finiti in cassa integrazione negli ultimi anni nel Sulcis, che i circa 500 nuovi posti in arrivo con gli investimenti Enel e Portovesme srl saranno in gran parte virtuali: prima saranno richiamati i lavoratori già in cassa integrazione a causa della infinita crisi industriale, poi ci sarà spazio per i disoccupati, ma i posti che resteranno disponibili non saranno che qualche decina.

Ai nastri di partenza nel Sulcis ci sono investimenti complessivi per mezzo milione di euro: 200 milioni spenderà l’Enel per la costruzione del parco eolico più grande di Italia nella galassia Enel, circa 80 i dipendenti delle imprese che saranno impegnati nell’istallazione della wind farm. Altri 300 milioni dovrebbe investire la Portovesme srl tra il potenziamento degli impianti e il parco eolico; si stima che complessivamente dovranno lavorare (a tempo determinato) altre 400 persone alle dipendenze delle imprese che realizzeranno gli interventi. Ma in gran parte si tratterà di lavoratori già occupati oppure di cassintegrati che saranno richiamati al lavoro. Lo spazio che resterà ai disoccupati rischia di essere veramente esiguo. Insomma posti di lavoro virtuali, ed ecco perché. «Tra le 60 e le 80 persone saranno impegnate durante la realizzazione del parco eolico – dicono da Enel – ma, ovviamente saranno le imprese che si aggiudicheranno gli appalti a decidere quali lavoratori utilizzare all’interno del loro organico. Sappiamo già, ad esempio, che l’azienda che ci fornirà le pale, metterà a disposizione anche gli operai per assemblarle». Figure professionali specializzate che nel Sulcis, per ovvi motivi, mancano. Ma per tutti gli altri addetti, ad esempio nel campo della movimentazione terra o delle opere edili, è plausibile che le imprese del territorio prima richiamino a lavoro i dipendenti costretti a riposo forzato per mancanza di commesse. Qualche nuova assunzione potrebbe esserci, ma non saranno molte.

Alla Portovesme srl, dove a breve dovrebbero aprire i cantieri per il potenziamento della produzione di zinco, azienda e sindacati regionali con la Confindustria, hanno messo nero su bianco le regole operative dei cantieri in cui saranno impegnati per due anni 300 lavoratori. «Vista la crisi in atto, lo spirito è stato quello di tutelare i lavoratori del territorio – spiega Fabio Enne, segretario della Cisl – non possiamo prevedere quanti cassintegrati e quanti disoccupati entreranno a lavoro. Saranno le aziende che si aggiudicheranno le commesse a fare queste valutazioni: è ovvio che se l’impresa che si aggiudica i lavori ha dei dipendenti in cassa integrazione, prima farà rientrare loro a lavoro. Ma penso che ci sia spazio anche per nuove assunzioni di disoccupati».
Con una postilla di non poco conto. Nelle ipotesi e nelle discussioni su investimenti e assunzioni potrebbe spuntare anche una terza alternativa affatto positiva. «Speriamo sempre che gli investimenti partano – puntualizza Enne – perché se non si mette mano seriamente al decreto sulle rinnovabili in discussione a Roma in questi giorni, altro che cassintegrati o disoccupati: rischierebbe il posto di lavoro anche chi è regolarmente occupato e ci troveremo alle prese con un problema gigantesco». Fonte: Unionesarda

feb
09

Traffico di rifiuti radioattivi nei sottofondi stradali, due dirigenti della Portovesme srl scelgono il rito abbreviato.

Una lunga battaglia procedurale sulle parti civili quindi, poco prima delle 14, la decisione: tutti a giudizio. Saranno processati il 10 novembre dal Tribunale di Cagliari per traffico illecito di rifiuti pericolosi e nocivi l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia, 49 anni, di Monserrato; il gestore della società Gap service srl Lamberto Barca, 59 anni, di Quartu; i dipendenti della Tecnoscavi Stefano Puggioni, 25 anni di Quartu, Giampaolo Puggioni, 60 anni di Quartu, Larbi El Oualladi 39 anni marocchino residente a Selargius; il socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem srl Danilo Baldini 54 anni di Iglesias.
Processo decisamente più veloce per il responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme srl Aldo Zucca, 59 anni, di Cagliari, residente a Gonnosfanadiga, e la responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme srl, Maria Vittoria Asara, 40 anni, di Ozieri, residente a Sestu: hanno scelto il rito abbreviato e compariranno davanti al gup il 10 maggio.
Per il resto ieri mattina, mentre Sardigna Natzione protestava davanti al Palazzo di giustizia «contro i politici che hanno permesso lo smaltimento simulato di rifiuti speciali fatti passare per materie prime», il giudice ha ammesso come parti civili il Gruppo d’intervento giuridico, gli Amici della terra, la Asl 8 di Cagliari, i comuni di Portoscuso, Serramanna e Settimo San Pietro.

Secondo il pubblico ministero Daniele Caria, tra il 2005 e il 2007 dalla Portovesme srl, la società che recupera metalli dai fumi si acciaieria, sono partiti diecimila metri cubi, quindicimila tonnellate di rifiuti con alte concentrazioni di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, solfati, fluoruri. Si tratta di rifiuti che non possono essere smaltiti in Sardegna e che invece sono stati interrati in una cava delle campagne di Settimo San Pietro, in località Su Paiolu, adibita al recupero e all’estrazione di materiale per i sottofondi stradali, e in una zona di miglioramento fondiario, a Trunconi, nel territorio di Serramanna. Lì rifiuti sono stati miscelati con terre di cava e inerti da demolizione frantumati per poi essere riutilizzati per la costruzione di sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8 di Cagliari, davanti all’ospedale Businco e alla cittadella sanitaria di via Romagna.

L’accusa di traffico illecito di rifiuti è contestata a tutti gli imputati ma Pistoia, Zucca, Barca e Baldini devono rispondere anche di falso ideologico: su istigazione di Zucca e Barca, Baldini avrebbe formato il certificato di analisi dei rifiuti contenente false dichiarazioni su natura, provenienza e caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti pericolosi costituiti dai fanghi delle vasche ex Enichem dello stabilimento della Portovesme srl; quel certificato sarebbe stato utilizzato anche da Pistoia per giustificare l’ingresso di rifiuti pericolosi nell’impianto gestito dalla Tecnoscavi a Su Paiolu in agro di Settimo San Pietro.

L’indagine è partita da una segnalazione ai carabinieri del Noe: dopo un sopralluogo a Sattimo San Pietro i militari avevano intuito qualcosa di poco chiaro nello stoccaggio dei rifiuti. Avevano indagato e scoperto il traffico di rifiuti pericolosi e nocivi che garantiva un doppio risultato: cancellava la prova dello smaltimento illecito e consentiva la vendita del materiale miscelato. La Portovesme srl in tre anni avrebbe lucrato fra i 585.000 e i tre milioni e 600.000 mila euro grazie alla riduzione dei costi aziendali di smaltimento regolare in una discarica autorizzata. (mfch) Fonte: unionesarda.it

set
01

L’acqua potabile finisce in mare.

In piena notte un fiume d’acqua prende a sgorgare da uno dei serbatoi di accumulo a monte della città e si incanala verso il mare. Migliaia di litri di acqua potabile sprecata mentre in diversi centri del Sulcis sono scattate le restrizioni dell’approvvigionamento.

Migliaia di litri di acqua potabile quasi ogni notte finiscono in mare. Uno spreco e una beffa, se si considera che di recente nel Sulcis Iglesiente sono scattate le restrizioni idriche o sono arrivate bollette da capogiro. Eppure pare non esserci un rimedio immediato per evitare che quasi tutte le notti vada persa una considerevole quantità di acqua. Il liquido sgorga dal serbatoio Nord di Carbonia e si incanala nel canale di guardia che attraversa la città e sfocia in mare. Difficile determinare con esattezza quanta ne vada sprecata, ma dalla condotta che esce dal serbatoio escono non meno di cinque litri di acqua al secondo.

Abbanoa la società di gestione delle risorse idriche che si occupa anche dell’approvvigionamento della città, ha ammesso di essere a conoscenza del problema. Tuttavia, nonostante vari tentativi per risolverlo, non è ancora riuscita ad arginare l’ingente spreco di acqua potabile che si ripete da settimane.
Ad accorgersene sono stati gli abitanti dei primi palazzi di via Dalmazia, dove il canale di guardia si interra per poi proseguire verso il mare. A svegliarli attorno alle due del mattino è stato il rumore dell’acqua che scendeva a cascata. A molti è parsa cosa strana dato che non stava assolutamente piovendo. Il fenomeno si è ripetuto anche anche durante la notte tra sabato e domenica. Verso le quattro del mattino ecco il solito fiume d’acqua scendere dalle colline attorno alla città e scorrere verso il mare.

Non c’è voluto molto per scoprire da dove proveniva tutta quell’acqua. Prima che il flusso si interrompesse (avviene di solito dopo l’alba) è stato sufficiente risalire il canale di guardia per arrivare dritti ad uno dei serbatoi di accumulo che la notte vengono riempiti per alimentare, durante il giorno, la rete di distribuzione dalla città. I deposito in questione è quello “Nord” costruito pochi anni fa alle pendici del monte Leone. Ad una cinquantina di metri dalla grande vasca, un getto d’acqua usciva da una grossa condotta. E non si trattava di un filino, ma di un getto imponente valutabile (ma potrebbe essere una stima per difetto) attorno ai cinque litri al secondo. L’acqua ha continuano a scorrere per quattro o cinque cinque ore. Tutto questo si ripeterebbe tre o quattro volte alla settimana. Uno spreco in un periodo in cui Abbanoa deve ricorrere a restrizioni idriche.

Sulle cause dell’inconveniente Abbanoa offre una spiegazione. Il flusso d’acqua dal serbatoio di accumulo sarebbe riconducibile a una riduzione sensibile dei consumi. In altre parole i tecnici inviano al serbatoio di accumulo sempre la stessa quantità d’acqua calcolata sulla base dei consumi standard, non essendoci un dispositivo che riduca immediatamente l’apporto. Quando i consumi per un motivo o per l’altro calano in maniera sensibile ecco che l’acqua in eccesso tracima e finisce nel canale. La situazione sarebbe già sotto controllo perché Abbanoa assicura di avere iniziato a regolamentare (ossia a diminuire) l’approvvigionamento dell’impianto. Ma prima che l’operazione venga perfezionata, altri migliaia di litri di acqua potabile rischiano di finire in mare. (Fonte: Unionesarda)

ago
08

La coop operaia costruirà un albergo da 120 posti letto

Da coop di operai che gestiva uno spaccio aziendale a costruttori di hotel. Quando si dice diversificare gli investimenti: ha deciso di seguire questa strada l’Euralcoop, aggiungendo il turismo al commercio. Sarà, infatti, la società che mosse i primi passi una trentina di anni fa nel polo industriale di Portovesme a realizzare a Carbonia l’albergo da 120 posti letto che sorgerà in via Costituente, di fronte allo stadio e affianco al liceo Scientifico.
L’hotel nascerà nonostante un passaggio di consegne: due mesi fa, quando tutto era pronto per l’avvio dei lavori, l’Euralcoop ha infatti rilevato aree, progetti e tutta la sfilza di autorizzazioni urbanistiche dalla Ichnos, la società di Iglesias a cui va comunque il merito di aver pensato e progettato la creazione della più grande struttura ricettiva che la città abbia mai avuto. Ma dopo aver acquistato il terreno dall’ex Iacp, aver disegnato l’albergo, incassato i nulla osta e addirittura recintato l’area del cantiere, una serie di circostanze stavano portando la Ichnos a rinunciare all’impresa. Invece l’albergo, che continuerà a chiamarsi “Sirai”, ha cambiato proprietà prima ancora che venisse posata la prima pietra.
Per la città cambia poco: già in settembre partiranno gli scavi e i lavori per un investimento da 6 milioni di euro.
A cambiare è però il padrone di casa dell’hotel: è quell’Euralcoop che nel 1985 gestiva lo spaccio aziendale a Portovesme e che quattro anni dopo aprì a Carbonia la prima grande struttura commerciale. Ora tramite la Reds srl, società cento per cento Euralcoop, si mette a costruire alberghi: «La decisione – spiega l’amministratore Nino Flore – non è stata presa a cuor leggero. Realizzeremo il progetto noi, nati come cooperativa operaia, perché riteniamo che si possa tramite questa impresa far fare a Carbonia il salto di qualità turistico sfruttando i flussi d’oltralpe».
L’investimento resta invariato: servono sempre 6 milioni di euro, i posti letto saranno 120, quelli di lavoro una ventina a regime, qualcuno in più nell’alta stagione: «Non ci nascondiamo le difficoltà – prosegue Flore – ma come siamo stati i primi a lanciare la città dal punto di vista commerciale, forse in modo presuntuoso pensiamo che saremo i primi a dare inizio a un percorso turistico di massa». Precisazione non casuale perché comunque, fra bed and breakfast, un piccolo albergo e diversi affittacamere, Carbonia si affaccia nel campo della ricettività con un’ottantina di posti letto. E l’Hotel Centrale continua a restare chiuso da vent’anni e in degrado totale. (Fonte: Unionesarda)

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