Una lunga battaglia procedurale sulle parti civili quindi, poco prima delle 14, la decisione: tutti a giudizio. Saranno processati il 10 novembre dal Tribunale di Cagliari per traffico illecito di rifiuti pericolosi e nocivi l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia, 49 anni, di Monserrato; il gestore della società Gap service srl Lamberto Barca, 59 anni, di Quartu; i dipendenti della Tecnoscavi Stefano Puggioni, 25 anni di Quartu, Giampaolo Puggioni, 60 anni di Quartu, Larbi El Oualladi 39 anni marocchino residente a Selargius; il socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem srl Danilo Baldini 54 anni di Iglesias.
Processo decisamente più veloce per il responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme srl Aldo Zucca, 59 anni, di Cagliari, residente a Gonnosfanadiga, e la responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme srl, Maria Vittoria Asara, 40 anni, di Ozieri, residente a Sestu: hanno scelto il rito abbreviato e compariranno davanti al gup il 10 maggio.
Per il resto ieri mattina, mentre Sardigna Natzione protestava davanti al Palazzo di giustizia «contro i politici che hanno permesso lo smaltimento simulato di rifiuti speciali fatti passare per materie prime», il giudice ha ammesso come parti civili il Gruppo d’intervento giuridico, gli Amici della terra, la Asl 8 di Cagliari, i comuni di Portoscuso, Serramanna e Settimo San Pietro.
Secondo il pubblico ministero Daniele Caria, tra il 2005 e il 2007 dalla Portovesme srl, la società che recupera metalli dai fumi si acciaieria, sono partiti diecimila metri cubi, quindicimila tonnellate di rifiuti con alte concentrazioni di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, solfati, fluoruri. Si tratta di rifiuti che non possono essere smaltiti in Sardegna e che invece sono stati interrati in una cava delle campagne di Settimo San Pietro, in località Su Paiolu, adibita al recupero e all’estrazione di materiale per i sottofondi stradali, e in una zona di miglioramento fondiario, a Trunconi, nel territorio di Serramanna. Lì rifiuti sono stati miscelati con terre di cava e inerti da demolizione frantumati per poi essere riutilizzati per la costruzione di sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8 di Cagliari, davanti all’ospedale Businco e alla cittadella sanitaria di via Romagna.
L’accusa di traffico illecito di rifiuti è contestata a tutti gli imputati ma Pistoia, Zucca, Barca e Baldini devono rispondere anche di falso ideologico: su istigazione di Zucca e Barca, Baldini avrebbe formato il certificato di analisi dei rifiuti contenente false dichiarazioni su natura, provenienza e caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti pericolosi costituiti dai fanghi delle vasche ex Enichem dello stabilimento della Portovesme srl; quel certificato sarebbe stato utilizzato anche da Pistoia per giustificare l’ingresso di rifiuti pericolosi nell’impianto gestito dalla Tecnoscavi a Su Paiolu in agro di Settimo San Pietro.
L’indagine è partita da una segnalazione ai carabinieri del Noe: dopo un sopralluogo a Sattimo San Pietro i militari avevano intuito qualcosa di poco chiaro nello stoccaggio dei rifiuti. Avevano indagato e scoperto il traffico di rifiuti pericolosi e nocivi che garantiva un doppio risultato: cancellava la prova dello smaltimento illecito e consentiva la vendita del materiale miscelato. La Portovesme srl in tre anni avrebbe lucrato fra i 585.000 e i tre milioni e 600.000 mila euro grazie alla riduzione dei costi aziendali di smaltimento regolare in una discarica autorizzata. (mfch) Fonte: unionesarda.it